18 febbraio 2026

L'altra valigia

Tratto dal Corriere dei Ragazzi nº 46 del 17 novembre 1974.















3 commenti:

Massimiliano ha detto...

C'entra poco con i fumetti, ma un ricordo, che porta a chiedermi quanto sia verosimile che una simile cifra venisse portata da un singolo dipendente in modo così informale. Circa undici anni dopo la pubblicazione della storia, ho prestato servizio militare, e mi venne affibbiato l'incarico di ufficiale cassiere. Allora gli stipendi al reparto venivano ancora pagati in contanti, e il giorno di paga andavo alla Banca d'Italia, o alla Posta Centrale, a ritirare il denaro, una somma dal valore nominale di doppio di quella del racconto, ma al valore attualizzato corrispondeva a circa la metà. "Andavo" è un po' riduttivo: ero accompagnato dal capo ufficio (un tenente anziano) e da almeno un carabiniere di scorta. In un'occasione venne chiesto anche a me di essere armato (non ricordo bene cosa fosse successo, ma bisognò avvisare in anticipo la Banca d'Italia che sarei entrato armato, nonostante la divisa mi dovetti identificare con il corpo di guardia per verificare la corrispondenza al preavviso). Per l'occasione non potevamo servirci dell'auto di servizio di standard, un furgone Fiat 900T, ma dovevamo prenotare il mezzo più grande, un Fiat 242, per consentire un adeguato spazio di manovra alla scorta. Insomma, un po' di noie. Mi chiedo se la trama del fumetto sia indicativa di una certa disinvoltura del periodo ristretta qualche anno dopo (ma il 1974 erano pieni anni di piombo, e mi sembra poco probabile) o di una certa trascuratezza dell'autore, non insolita quando si scriveva per ragazzini ...
Se qualcuno avesse riscontri sull'episodio, sarei curioso ...

Fantasio ha detto...

Solo l'archivio di un giornale di Napoli potrebbe risolvere il mistero; un colpo come questo non aveva abbastanza rilevanza da apparire sui quotidiani nazionali. Milani, ad ogni modo, si sarebbe offeso a leggere che "scriveva per ragazzini" e che non era "insolito" che fosse "trascurato". A prescindere da chi leggese quello che scriveva, lui tendeva a inventare quasi tutto se le fonti erano vaghe, ma diventava fedele ed accurato se aveva sottomano dati sufficienti - e questo è probabilmente il caso, a giudicare dall'esattezza delle date e di molti dettagli.

Massimiliano ha detto...

Mi dispiace di arrecare, sia pur virtualmente, offesa a qualcuno, di cui per di più conosco poco la produzione (e a cui, devo confessare, sono poco interessato). Ma di quel poco che conosco l'impressione è quella, più precisamente (riferendomi ai racconti di attualità e agli scritti pubblicati nel CdP/CdR), di qualcosa che mi interessava quando avevo otto anni e mi annoiava quando ne avevo tredici. In ogni caso non è ad personam: racconti di altri autori mi suscitano la medesima impressione, e magari è solo una questione di gusti, e che in un blog come questo sia coinvolto Milani è solo per una statistica favorevole al caso, vista la preponderanza dei suoi contributi. La vedo come una considerazione tecnica, corretta o sbagliata che sia, che si collega al mio ricordo del CdP come di una rivista brillante nel 1969 (ma anche 1968 o 1970) ma già in decadenza nel 1974, anno di pubblicazione del racconto. E non sarei nemmeno intervenuto, se non fosse stata per la sovrapposizione del racconto con alcune circostanze della mia esistenza passata.