1 novembre 2011

Cassius Clay - La bocca che ha smesso di gridare

Tratto dal nº 10 del 5 marzo 1972 del Corriere dei Ragazzi.









10 commenti:

Gianfranco Goria ha detto...

Peccato che il fumetto su CdR fosse evidentemente "anti Cassius Clay" (persino il titolo suona come un "Tiè! Ben ti sta"): definisce come "setta" il gruppo di appartenenza di Muhammed Ali e chiude con una morale in cui praticamente afferma che Ali ha perso tutto solo per colpa sua, mentre fu la detenzione a rovinargli (temporaneamente) la carriera pugilistica. Per giunta, tempo dopo la pubblicazione di questo pezzo, Ali si riprese il titolo e batté Frazier. Comunque, al di là della semplificazione pregiudiziale del CdR, la storia è tutta qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Muhammad_Ali - Qui http://www.afnews.info/wordpress/2016/06/04/muhammad-ali-passed-away/ , invece, il famoso albo Superman contro Muhammed Ali. :-)

Corrierino ha detto...

Chissà cosa ne pensa oggi Alfredo Castelli.

alfredocastelli ha detto...

Ieri, guardando le commemorazioni su Muhammed Ali/Cassius Clay, ho fatto una considerazione che forse può sembrare strana e non vuole assolutamente essere irrispettosa. Per la morte di Cassius Clay ho provato una sensazione di dispiacere, di rimpianto e di rispetto molto simile a quella che ho avuto per la scomparsa di Marco Pannella. Anche se entrambi hanno commesso qualche errore lungo il loro percorso, sicuramente quanto hanno fatto di positivo - in modi diversi, ovviamente, e spesso non rispettando i canoni consueti di comportameto - supera di gran lunga le cose negative, anzi, rende i personaggi più "umani"; soprattutto entrambi sono stati due straordinari combattenti per i diritti civili ma anche combattenti in assoluto contro le tragedie della vita.
Per quanto riguarda il fumetto, è vero, è forse troppo incentrato sui difetti di Clay, che però esistevano realmente, e che allora (cioè quarantaquattro anni fa) non lo rendevano sempre simpatico. Sicuramente, pur concedendo al protagonista il beneficio del dubbio ("Ci fa per ragioni pubblicitarie o ci è davvero?") ho esagerato un po' , però la figura di Cassius Clay non si era ancora del tutto sviluppata e non poteva ancora essere vista in quella prospettiva storica sia sportiva sia umana che si è sviluppata e purtroppo conclusa nei successivi 44 anni, cioè quattordici anni di più di quanti ne avesse vissuti Muhammed Ali all'epoca in cui è uscita la storia.
Per quanto riguarda il termine "Setta", tra il 1964 e il 1965 Clay aveva aderito ai "Black Muslim" (nome ufficiale "Nation of Islam"), una "setta" (così viene regolarmente chiamata) razzista e integralista; poi, come aveva già fatto Malcolm X, che ne faceva parte e aveva cominciato a contestarla, l'aveva abbandonata per aderire al sunnismo, la principale corrente dell'Islam, quindi al sufismo, altra setta (il termine non è di per se negativo) islamica di carattere mistico.
Grazie a tutti per l'attenzione
Alfredo Castelli

Gianfranco Goria ha detto...

Commento logorroico: 1
Correggo il mio intervento, stimolato da quello di Alfredo (grazie). In effetti il NOI si autodefiniva "setta islamica militante", per cui non posso considerare di per sé "offensivo" o screditante l'uso di questo termine per definire i Musulmani Neri, stando a Wikipedia Italia: https://it.wikipedia.org/wiki/Nation_of_Islam. Non parla, invece, di "setta" la Wikipedia in inglese https://en.wikipedia.org/wiki/Nation_of_Islam che, però, lo inserisce tra i gruppi o movimenti "d'odio" (hate group).
E se, di per sé e per una persona colta, il termine "setta" potrebbe non essere considerato necessariamente screditante ma indicare solo chi segua una corrente minoritaria di una religione, all'epoca e in Italia screditante lo era di sicuro. Tanto che ancora oggi, qui, se sin parla di "setta" si storce il naso, ci si mette in allarme (spesso a ragione) e l'accezione negativa è quella prevalente (https://it.wikipedia.org/wiki/Setta). D'altronde il termine derivato "settario" non viene mai percepito come positivo.
A maggior ragione in quegli anni e nella cattolica Italia, indicare una persona come seguace di una setta non lasciava adito a dubbi.
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Gianfranco Goria ha detto...

Commento logorroico 2

Io potevo essere etichettato come Gandhiano (diciamo uno che considerava il Satyagraha [https://en.wikipedia.org/wiki/Satyagraha] uno dei modi migliori di far politica, anche se uno dei più scomodi) come Aldo Capitini già negli anni '60 e il fatto di aver fondato una gruppo di azione nonviolenta a Torino mi metteva nella scomoda situazione di esser tra due fuochi, i fascisti e i comunisti (allora esistevano), insomma, destra e sinistra che si esprimevano, ben lo si sa, con violenza fino all'atto estremo di dare la morte a chi non la pensava come loro. Stragi, attentati, pestaggi e compagnia bella erano, purtroppo, all'ordine del giorno nella nostra bella Italia. La pratica della nonviolenza (ahimsa: https://en.wikipedia.org/wiki/Ahimsa) come strumento politico veniva (in generale) ridicolizzata da destra e da sinistra e financo da quelli che oggi definiremmo "moderati".

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Gianfranco Goria ha detto...

commento logorroico 3

Niente di strano, in realtà: si veniva da una guerra mondiale feroce e poi da una sorta di "guerra civile" in cui odio e vendetta hanno avuto modo di esprimersi. Grandi rancori hanno continuato a trasferirsi di generazione in generazione nei decenni seguenti (e, in parte, ci sono ancora) e hanno influenzato abbondantemente il modo di confrontarsi e di far politica. Fortunatamente non tutti erano contagiati e le cose, si sa, sono cambiate col tempo. Ma nel 1972, anno di questo pezzo su Clay/Ali, si era ancora molto distanti dal considerare la nonviolenza come il modo migliore di affrontare l'agone politico. Così anche negli USA, ben si sa, la violenza (e l'odio) non da tutti erano schifati come metodi per risolvere le situazioni, specie quelle basate già in partenza su discriminazione e odio e violenza... Lo stesso Mandela, se non ricordo male, non nasce nonviolento. Così come i movimenti palestinesi hanno tradizionalmente utilizzato violenza e odio per cercare la propria indipendenza (e, ahiloro, lo fanno ancora).

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Gianfranco Goria ha detto...

commento logorroico 4

Ciò detto, nel clima di quegli anni non era per niente improbabile che si finisse per aderire, invece che a un movimento nonviolento, a uno violento, se si voleva lottare per i diritti di qualcuno. In Italia come negli USA. Io ho solo avuto la fortuna di incrociare prima Tolstoj e Gandhi, nel mio percorso di crescita adolescenziale, invece di altri; viceversa avrei potuto benissimo fare ingenuamente qualche traumatizzante esperienza con Potere Operaio o con altre formazioni terroristiche che a Torino trovavano fertile terreno nella protesta "proletaria", o avrei potuto militare in qualche gruppo di ultradestra (che c'era) se per caso mio padre, invece di essere stato coi partigiani a suo tempo, fosse stato coi repubblichini (e in quegli anni feroci, non è detto che i ragazzi riuscissero a fare scelte molto razionali: talora era il caso a scegliere per loro). Insomma, pieno di buone intenzioni sociali (che avevo fin da piccolo) avrei tranquillamente potuto "farmi le ossa" in gruppi che non disdegnavano l'uso della violenza e dell'odio come metodo politico. Poi, forse, visto il mio carattere, avrei vomitato e, magari, sarei approdato altrove lo stesso, ma chissà... chi può dire?

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Gianfranco Goria ha detto...

commento logorroico 5 e fine (puf puf)

Ecco, sulla base di tutto questo, una persona adulta e colta che avesse letto il pezzo su Ali, non avrebbe avuto un moto di disgusto automatico nel leggere la parola "setta" all'inizio dell'articolo (a fumetti) e non avrebbe collegato a quello la disapprovazione alla fine dell'articolo.
Ma il fumetto era rivolto ai ragazzini. E il messaggio, sbaglio Alfredo?, era sostanzialmente educativo: se ti comporti male, finisci male. Anche se sei un grande campione, se non sconfiggi i tuoi demoni, finirai male e perderai tutto. Un messaggio sbagliato?
Non proprio. Approfittando della storia (fino a quel momento) di Cassius Clay, si poteva raccontare questo ai ragazzi e cercare di indirizzarli a comportamenti più positivi di quelli del Campione. Poi la realtà della vita è che magari anche se ti comporti bene puoi finire male lo stesso, e che se ti comporti male forse ti va tutto bene lo stesso, si sa. Perché, in effetti, fare "la cosa giusta" non serve ad avere un lieto fine, ma solo a star bene con se stessi, che è la cosa che conta davvero (per me).
Insomma, il testo di Alfredo mi pare adeguato al contesto, così come l'appartenenza, allora, di Ali a quel gruppo di citrulli era adeguata al contesto.

La storia avrebbe, di lì a poco, dimostrato che Ali si sarebbe ripreso tutto, pur facendo ancora parte di gruppi di citrulli, e che sarebbe diventato più saggio solo più avanti. E Alfredo, che dici?, oggi avresti mandato un messaggio più preciso ai ragazzini, diciamo meno apparentemente manicheo. Ma, visti i tempi crudeli, Alfy, ci stava bene, bravo, un incoraggiamento a essere meno violenti possibile, oh se ci stava bene!

FINE

Massimiliano ha detto...

Ero bambino quando Muhammad Alì riconquistò il titolo, e ricordo ero rimasto un po' perplesso nel leggere lo slogan "Nessun vietnamita mi ha mai chiamato negro". In realtà allora in Italia "negro" era il termine usuale e non aveva alcuna connotazione dispregiativa, ("nigger" nell'originale no, ma frequentavo la quarta elementare, e ignoravo questa finezza linguistica), e quindi la logica (e l'offesa) della frase tendeva a sfuggirmi.
E' strano che nel fumetto la frase venga omessa, sarei curioso di sapere se Castelli ha considerato queste difficoltà di traduzione.
Tuttavia devo ammettere (spero che Castelli non me ne voglia) che fatico a vedere la medesima penna di una rubrica ironica e vivace come TILT dietro un fumetto così retorico e conformista come questo.

Carmelo Burgio ha detto...

Chissà... forse bastava mettere un punto interrogativo al termine dell'ultiam frase, ed esprimere un dubbio se quella fosse la fine di colui che, comunque, per gli autori del fumetto.è un campione.