Grazie per il cimelio. Ero convinto che la prima storia di Larry fosse "E non disse una parola". Storia sintetica, un po' prevedibile e di una certa ingenuità. Trovo i disegni superbi, mentre la colorazione, specie nelle tavole 4 e 5, insensata e incredibilmente approssimativa: del tutto al di fuori degli standard della rivista e di quello che sarà la serie stessa di Larry Yuma.
Nelle prime storie gli occhi di Larry Yuma si vedevano....poi, chissà perché, i due autori decisero di non farli vedere mai più, eternamente coperti dall'ombra del suo cappello! Anche nelle ristampe di quelle prime storie si decise di coprirli, sia pure forzatamente.
Contix, in una intervista redazionale sul Giornalino, decenni fa, Carlo Boscarato spiegò questa scelta asserendo che con Nizzi avevano concordato sul fatto che lo sguardo in ombra di Larry conferisse al personaggio un certo fascino, talché si risolvettero a cristallizzarlo in quella modalità. Se non mi sbaglio, recentemente Nizzi ha confermato questa cosa. Saluti
Vincenzo, lo avevo immaginato che il motivo era quello (il nascondere gli occhi fa mantenere un alone di mistero sul personaggio, del quale non è mai stato rivelato il passato...è un gringo dalle origini misteriose, ma che arriva sempre in tempo per raddrizzare i torti e castigare i prepotenti!)...tuttavia, secondo me, non c'era bisogno di doverli nascondere per forza anche nelle ristampe delle prime storie.
Ci meritiamo questo mondo dove - a inizio secolo si toglie digitalmente la presenza delle Twin Towers dalle skylines dei film ambientati a New York; - le cicche di Lucky Luke sono sostituite con delle pagliuzze; - si chiudono gli occhi a Larry Yuma nelle poche vignette in cui sono disegnati aperti.
Che pochezza riscrivere la storia invece di presentarla così come era originariamente apparsa.
Vorrei ricordare a Corrierino che l'eliminazione delle cicche di Lucky Luke è stata una scelta del suo autore Morris e che nel 1988 l'Organizzazione mondiale della sanità ha insignito Maurice De Bevere (vero nome di Morris) di un riconoscimento ufficiale per aver deciso di far smettere di fumare Lucky Luke, sostituendo l'originaria sigaretta con un filo d'erba.
Penso che quello che vleva dire Cicisaur è che una cosa è ristampare storie di Larry Yuma coprendo gli occhi dove nell'originale erano scoperti: questo è una manipolazione; un'altra è pubblicare una storia di Lucky Luke in cui tiene in bocca una pagliuzza invece delle cicche che teneva nelle storie precedenti: questo non è una manipolazione
Chiudo, da parte mia, la querelle con le parole di Luca Boschi, apparse nel suo blog:
«Anche in libri a fumetti, si sussurra che al galoppo di un bianco cavallo sta per arrivare un cow boy solitario che “fuma” una pagliuzza al posto della sigaretta per ragioni di politically correct.
Ma è solo un sussurro, suvvia, si sa. Nessuna ossessione: sussulteremo assai, sì sì, assolutamente e assaissimo, se essa avvenisse (‘sta cosa).»
Io volevo dire che quella di far smettere di fumare Lucky Luke è una scelta del suo autore dettata da esperienze di vita, il soggettista (e coautore dell'uomo "più veloce della sua ombra") Goscinny è morto d'infarto a 51 anni mentre stava facendo la prova di sforzo dal cardiologo. E fumava come un turco. Invece mi inquieta di più il revisionismo "anti politically correct", sulle pagine del "Corrierino" gli Eroi hanno sempre protetto i deboli, ora va bene solo se hanno le 3B (Belli, Bianchi e Biondi), i neri sono "sacchi di carbone", i gialli "facce di limone" e i loro figli devono essere solo personaggi comici. Legare le razze a dei cliché di un secolo fa è censura, non lo è cancellare le torri per adeguare lo skyline di New York all'attualità o dare a Larry Yuma l'aspetto che lo ha caratterizzato in tutte le sue storie. Ma questa è un opinione personale.
15 commenti:
Grazie per il cimelio. Ero convinto che la prima storia di Larry fosse "E non disse una parola". Storia sintetica, un po' prevedibile e di una certa ingenuità. Trovo i disegni superbi, mentre la colorazione, specie nelle tavole 4 e 5, insensata e incredibilmente approssimativa: del tutto al di fuori degli standard della rivista e di quello che sarà la serie stessa di Larry Yuma.
Nelle prime storie gli occhi di Larry Yuma si vedevano....poi, chissà perché, i due autori decisero di non farli vedere mai più, eternamente coperti dall'ombra del suo cappello! Anche nelle ristampe di quelle prime storie si decise di coprirli, sia pure forzatamente.
Contix
I don't need to say that Larry Yuma is one of my favorite series - just take a look at my profile picture - Many thanks to the owner of this blog!
Contix, in una intervista redazionale sul Giornalino, decenni fa, Carlo Boscarato spiegò questa scelta asserendo che con Nizzi avevano concordato sul fatto che lo sguardo in ombra di Larry conferisse al personaggio un certo fascino, talché si risolvettero a cristallizzarlo in quella modalità. Se non mi sbaglio, recentemente Nizzi ha confermato questa cosa.
Saluti
Vincenzo, lo avevo immaginato che il motivo era quello (il nascondere gli occhi fa mantenere un alone di mistero sul personaggio, del quale non è mai stato rivelato il passato...è un gringo dalle origini misteriose, ma che arriva sempre in tempo per raddrizzare i torti e castigare i prepotenti!)...tuttavia, secondo me, non c'era bisogno di doverli nascondere per forza anche nelle ristampe delle prime storie.
Contix
Ci meritiamo questo mondo dove
- a inizio secolo si toglie digitalmente la presenza delle Twin Towers dalle skylines dei film ambientati a New York;
- le cicche di Lucky Luke sono sostituite con delle pagliuzze;
- si chiudono gli occhi a Larry Yuma nelle poche vignette in cui sono disegnati aperti.
Che pochezza riscrivere la storia invece di presentarla così come era originariamente apparsa.
Contix, perfettamente d'accordo con te.
È vero che le persone che non hanno scrupoli falsificano la storia! Ma perché dire che ce la meritiamo?!
Vorrei ricordare a Corrierino che l'eliminazione delle cicche di Lucky Luke è stata una scelta del suo autore Morris e che nel 1988 l'Organizzazione mondiale della sanità ha insignito Maurice De Bevere (vero nome di Morris) di un riconoscimento ufficiale per aver deciso di far smettere di fumare Lucky Luke, sostituendo l'originaria sigaretta con un filo d'erba.
Veramente a pagina 6 il "gringo" viene chiamato DAVE e per DUE volte, dallo sceriffo nella vignetta 6 e da Pepito nell'ultima vignetta...
@Cicisaur, lo so bene da molti anni.
Penso che quello che vleva dire Cicisaur è che una cosa è ristampare storie di Larry Yuma coprendo gli occhi dove nell'originale erano scoperti: questo è una manipolazione; un'altra è pubblicare una storia di Lucky Luke in cui tiene in bocca una pagliuzza invece delle cicche che teneva nelle storie precedenti: questo non è una manipolazione
Chiudo, da parte mia, la querelle con le parole di Luca Boschi, apparse nel suo blog:
«Anche in libri a fumetti, si sussurra che al galoppo di un bianco cavallo sta per arrivare un cow boy solitario che “fuma” una pagliuzza al posto della sigaretta per ragioni di politically correct.
Ma è solo un sussurro, suvvia, si sa. Nessuna ossessione: sussulteremo assai, sì sì, assolutamente e assaissimo, se essa avvenisse (‘sta cosa).»
Grazie per il lavoro che fate di rendere disponibili queste storie.
Demetrio
Io volevo dire che quella di far smettere di fumare Lucky Luke è una scelta del suo autore dettata da esperienze di vita, il soggettista (e coautore dell'uomo "più veloce della sua ombra") Goscinny è morto d'infarto a 51 anni mentre stava facendo la prova di sforzo dal cardiologo.
E fumava come un turco.
Invece mi inquieta di più il revisionismo "anti politically correct", sulle pagine del "Corrierino" gli Eroi hanno sempre protetto i deboli, ora va bene solo se hanno le 3B (Belli, Bianchi e Biondi), i neri sono "sacchi di carbone", i gialli "facce di limone" e i loro figli devono essere solo personaggi comici.
Legare le razze a dei cliché di un secolo fa è censura, non lo è cancellare le torri per adeguare lo skyline di New York all'attualità o dare a Larry Yuma l'aspetto che lo ha caratterizzato in tutte le sue storie.
Ma questa è un opinione personale.
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