"- Com'erano trattati gli esuli? - Bene, ... eravamo anche autorizzati a costruire case e orti e a praticare il culto che volevamo" "- Insomma si viveva meglio che a Gerusalemme - Ma quale vita, non avevamo un tempio ne un'organizzazione sacerdotale. La coscienza nazionale e religiosa andava dissolvendosi" Un po' contraddittorio, mi sembra Ma poi Ezechiele non era il padre di Lupetto?
Nessuna contraddizione. Il senso della risposta all'osservazione "si viveva meglio che a Gerusalemme" è che sì, forse si viveva meglio che a Gerusalemme, ma a quale prezzo? Quello della perdita dell'identità religiosa, culturale e politica nella immersione, per decenni, in un contesto diverso e in posizione di sudditanza. Il centro stesso dell'identità ebraica consisteva nel culto reso nel tempio di Gerusalemme ed era garantito dalla classe sacerdotale. Le risposte alla terz'ultima e alla penultima domanda sono in tal senso alquanto chiare ed esplicative.
Non ho detto questo. Ho solo cercato di spiegare (peraltro amichevolmente, visto che mi onoro di fare parte della comunità dei fruitori di questo blog) il senso delle parole nell'intervista. A parlare è il profeta, e il redattore ha provato a sintetizzare il pensiero che soggiace alla mentalità e alla cultura del libro profetico e più in generale dell'intero Antico Testamento. Io ho solo cercato di contribuire alla sua corretta interpretazione. Non ho fatto nessun richiamo alla "Storia" (perché maiuscola? Bah...) e semmai ho fatto un discorso biblico-teologico. Fine. Conosco bene la "storia" e ciò che epistemologicamente essa comporta,, essendo un'insegnante della medesima, e un qualche rilievo di carattere biblico-teologico lo posso tentare, dedicandomi allo studio dell'antico Testamento (per quanto da autodidatta, ma fruendo di strumenti di riconosciuto valore accademico) da un po' più di venticinque anni. Tra l'altro, il tono del mio discorso era molto rispettoso ed educato. Non capisco questo suo tono sarcastico, frutto di una incomprensione del mio post. Che peraltro mi pare fosse scritto in modo chiaro e proprio semplice da comprendere. Comunque, mi spiace essere stato frainteso. E ho trovato inutilmente violento il suo modo di rispondere, oltre che totalmente fuori binario. Stia certo che non voglio insegnarle proprio nulla. Non risponderò a eventuali altri post. Mi stia bene 13 agosto 2026 alle ore 18:48
4 commenti:
"- Com'erano trattati gli esuli?
- Bene, ... eravamo anche autorizzati a costruire case e orti e a praticare il culto che volevamo"
"- Insomma si viveva meglio che a Gerusalemme
- Ma quale vita, non avevamo un tempio ne un'organizzazione sacerdotale. La coscienza nazionale e religiosa andava dissolvendosi"
Un po' contraddittorio, mi sembra
Ma poi Ezechiele non era il padre di Lupetto?
Nessuna contraddizione. Il senso della risposta all'osservazione "si viveva meglio che a Gerusalemme" è che sì, forse si viveva meglio che a Gerusalemme, ma a quale prezzo? Quello della perdita dell'identità religiosa, culturale e politica nella immersione, per decenni, in un contesto diverso e in posizione di sudditanza. Il centro stesso dell'identità ebraica consisteva nel culto reso nel tempio di Gerusalemme ed era garantito dalla classe sacerdotale. Le risposte alla terz'ultima e alla penultima domanda sono in tal senso alquanto chiare ed esplicative.
Ah, giusto. La Storia ci insegna che senza la classe sacerdotale l'uomo non va da nessuna parte. Non avevo collegato.
Non ho detto questo. Ho solo cercato di spiegare (peraltro amichevolmente, visto che mi onoro di fare parte della comunità dei fruitori di questo blog) il senso delle parole nell'intervista.
A parlare è il profeta, e il redattore ha provato a sintetizzare il pensiero che soggiace alla mentalità e alla cultura del libro profetico e più in generale dell'intero Antico Testamento. Io ho solo cercato di contribuire alla sua corretta interpretazione. Non ho fatto nessun richiamo alla "Storia" (perché maiuscola? Bah...) e semmai ho fatto un discorso biblico-teologico. Fine. Conosco bene la "storia" e ciò che epistemologicamente essa comporta,, essendo un'insegnante della medesima, e un qualche rilievo di carattere biblico-teologico lo posso tentare, dedicandomi allo studio dell'antico Testamento (per quanto da autodidatta, ma fruendo di strumenti di riconosciuto valore accademico) da un po' più di venticinque anni. Tra l'altro, il tono del mio discorso era molto rispettoso ed educato. Non capisco questo suo tono sarcastico, frutto di una incomprensione del mio post. Che peraltro mi pare fosse scritto in modo chiaro e proprio semplice da comprendere. Comunque, mi spiace essere stato frainteso. E ho trovato inutilmente violento il suo modo di rispondere, oltre che totalmente fuori binario. Stia certo che non voglio insegnarle proprio nulla. Non risponderò a eventuali altri post. Mi stia bene
13 agosto 2026 alle ore 18:48
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