13 settembre 2026

La ghinea d'oro

Tratto dal Giornalino nº 33 del 13 agosto 1997.





























10 commenti:

J_D_La_Rue_67 ha detto...

Quindi nel 1997 si poteva ancora scrivere "negro" in un racconto ambientato a fine ottocento, senza che nessuno si scandalizzasse... poi il mondo è ammattito.
Tra parentesi, credo che scrivere "negro" sia l'unica cosa realistica del racconto, nella realtà il poveretto sarebbe finito appeso anche col processo... però è realistico anche il fatto che tutto si concluda con non luogo a procedere e una ramanzina per aver fatto perdere tempo al giudice al fetente che picchia la moglie

Terzo D'Andrea ha detto...

...E nel 2026 si può scrivere "razzista di merda"

J_D_La_Rue_67 ha detto...

Certo che si può, però bisognerebbe specificare a chi lo si indirizza.
Se ti riferisci a me, hai sbagliato completamente bersaglio.
Non ti sto a spiegare il perché, se non lo hai capito dal mio commento.

Terzo D'Andrea ha detto...

Il commento è riferito a tutti quelli (e sono tanti) che ogni volta che leggono la parola con la enne hanno dei rimpianti per i "bei vecchi tempi dove le cose si chiamavano col loro nome", peraltro sono gli stessi periodi dove il femminicidio era chiamato "delitto d'onore" (punito da tre a sette anni di carcere con la condizionale) e lo stupro era considerato un reato contro la morale, alla stregua degli "atti osceni in luogo pubblico".
Se vogliamo parlare della storia, è logico che quel razzista di Lefty chiami Abe "sporco negro", sarebbe strano se usasse un altro termine, mentre i "bravi cittadini" pronti al linciaggio sono un gruppetto di pecoroni aizzata da Lefty, pronti a "fare giustizia" quando sono in venti contro uno, ma ancor più pronti alla fuga se le cose si mettono male.
Se gli abitanti di River Crossing fossero tutti degli stronzi come quei quattro gatti non avrebbero eletto sceriffo un bravuomo come Walker, ma uno stronzo come loro che avrebbe permesso alla folla di "fare giustizia".

J_D_La_Rue_67 ha detto...

Non ci sono MAI stati "bei vecchi tempi". Il problema del razzismo è sempre esistito, c'era negli anni 70, nel 97 e c'è (ingigantito) adesso, solo che adesso si è aggiunta l'ipocrisia.
la mia personale opinione è che il termine "negro", nella lingua italiana, non abbia MAI avuto una connotazione ESCLUSIVAMENTE negativa come ce l'ha il "nigger" degli americani. Visto che qui si parla di fumetti, non ho mai pensato che Tex Willer fosse un razzista anche se definiva "il mio pard negro" un uomo che si era beccato 2 pallottole per aiutarlo in un'indagine. Semmai era un paternalista, questo sì, ma non un razzista e anche se da anni non leggo più Tex spero davvero che chiami ancora indiani gli indiani e non "nativi americani", e che continui ad aiutarli.
Discorso del tutto diverso per l'espressione "delitto d'onore" che ha SEMPRE indicato una porcheria giuridica, giustamente debellata.
La storia di River Crossing, a proposito, si conclude col giudice che, sì, assolve Abe ma NON condanna Lefty per aver rischiato di far uccidere un innocente o per aver picchiato la moglie.
Sì, il "buono" registra Lefty in stile Tex Willer, ma lo fa da privato cittadino, l'ipocrisia della storia sta nel fatto che di questo il lettore quasi non se ne accorge, perchè viene fatto passare per "lieto fine".
Il mio problema è che ho sempre cercato di pensare col mio cervello invece che accodandomi al gregge (la via più facile) e sbaglierò, ma resto convinto che se dico a qualcuno "nigger" parto subito con l'insulto, se dico (in italiano) "negro" per chiarire l'insulto devo aggiungerci "sporco" o termini equivalenti.

Basko ha detto...

Il layout a matita sembra però di D'Antonio... anzi in certi passaggi è proprio il suo

pietro1956 ha detto...

I bei tempi antichi sono quelli in cui avevamo problemi che non sono piu` attuali e quindi non ci toccano.
Avete notato "Lo esorta virilmente" nell' ultimo episodi di Oss?

Angelo Cappelli ha detto...

Quando andavo a scuola, un pezzo d'obbligo nelle antologie scolastiche era "il negro parla dei fiumi" che non era stata scritta da un razzista ma da un poeta di colore, Langston Hughes". (Ho controllato e il termine "negro" era già nell'originale inglese.) Per non parlare di Senghor, che ha basato tutta la sua opera sul concetto di negritudine.

J_D_La_Rue_67 ha detto...

Sì ma come vedi chi usa questa parola oggi si becca subito del razzista, di merda, oltretutto, senza stare lì ad analizzare il contesto... oggi funziona così.

Corrierino ha detto...

L'evoluzione della parola "negro" in Italia, passata da termine di uso comune negli anni '60 e '70 a espressione oggi considerata inequivocabilmente razzista e offensiva, è il risultato di un profondo cambiamento storico, sociale e linguistico.
Il motivo per cui oggi l'uso di questo termine qualifica chi lo usa come razzista non è un "capriccio" moderno, ma deriva da una precisa stratificazione di significati storici e da una maggiore consapevolezza linguistica.
Ecco i passaggi chiave che spiegano come sia stato possibile questo cambiamento:

1. Le origini storiche e l'eredità coloniale

Anche se negli anni '60 e '70 molti italiani la usavano in modo ingenuo o descrittivo, la parola non è mai stata del tutto neutra. Essa affonda le sue radici nel colonialismo e nella tratta degli schiavi, contesti in cui i neri venivano considerati inferiori, sottomessi e privi di diritti. L'apparente "neutralità" del termine in passato era dovuta semplicemente al fatto che la società italiana dell'epoca non si interrogava sull'impatto di quel passato coloniale.

2. L'omogeneità sociale degli anni '60 e '70

Nell'Italia del dopoguerra e del boom economico, la presenza di persone nere sul territorio nazionale era estremamente ridotta. La parola veniva usata principalmente per riferirsi a realtà lontane (come gli Stati Uniti o l'Africa) o attraverso i media. Non essendoci un dibattito pubblico alimentato dalle persone direttamente interessate, la maggioranza della popolazione non percepiva l'offesa insita nel termine, usandolo per pura abitudine linguistica come sinonimo di "nero".

3. L'influenza dei movimenti per i diritti civili

Un punto di svolta fondamentale è avvenuto negli Stati Uniti con il movimento per i diritti civili degli afroamericani.
• Fino agli anni '60, il termine inglese Negro era considerato formale e accettabile (usato anche da leader come Martin Luther King).
• Con la fine degli anni '60 e l'avvento di movimenti come il Black Power, le comunità afroamericane hanno rifiutato quel termine poiché indissolubilmente legato alla schiavitù e alla segregazione razziale, imponendo l'uso di Black (Nero) e successivamente African American.
• Questa transizione linguistica e culturale si è progressivamente riflessa anche in Europa e in Italia.

4. L'immigrazione e la nascita di una società multietnica

A partire dagli anni '80 e '90, l'Italia è diventata un paese di immigrazione. Le persone nere sono diventate parte integrante della società italiana (concittadini, colleghi, amici). Con la loro presenza, la parola ha smesso di essere un termine astratto usato per descrivere chi viveva dall'altra parte dell'oceano ed è diventata un'arma linguistica utilizzata concretamente nei frequenti episodi di discriminazione e insulto.

5. La ridefinizione del termine oggi

Oggi la lingua italiana riconosce che il termine ha perso qualsiasi funzione puramente descrittiva. I principali dizionari della lingua italiana (come il Sabatini-Coletti o il Treccani) classificano esplicitamente la parola come "fortemente spregiativa", "razzista" o "ingiuriosa".
Di conseguenza, chi la utilizza oggi non può più appellarsi alla "buona fede" o all'uso comune degli anni '70: la società attuale possiede gli strumenti culturali per sapere che quella parola ferisce, discrimina e deumanizza. Continuare a usarla significa compiere una scelta deliberata di ignorare questa consapevolezza, motivo per cui l'interlocutore viene legittimamente etichettato come razzista.

[ Commento scritto con l'aiuto di una AI ]