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8 marzo 2021

Tiro agli alianti

Tratto dal Corriere dei Ragazzi nº 35 del 2 settembre 1973.





11 commenti:

Massimiliano ha detto...

Una di quelle storie che ancora ricordo ...

Fantasio ha detto...

Pensare che sono passati 48 anni e ancora non si riesce a mettere la parola fine a questo scempio.

Fantasio ha detto...

Alessandrini estremamente acerbo, comunque.

Bruno C. ha detto...

Vigliaccheria e malvagità, altro che sport! Sì, Fantasio... è la prova che la Civiltà non attendeva gli anni 2000 per diffondersi su tutta la terra... La prova che l'uomo non si comporterà mai civilmente nei confronti della natura, e tantomeno con i suoi simili, specialmente se più deboli.. La Civiltà non è una conquista della razza umana, ma solo dei singoli individui.

Anonimo ha detto...

Ricordo benissimo questa storia.
Ricordo l'impressione che fece in me giovane: esattamente quella che volevano suscitare gli autori.

Prima di continuare con la lettura, prendete atto di una premessa: non sono , non sono mai stato e non sarò mai un cacciatore. Non mi interessa.

MA... con gli anni, sono giunto alla conclusione che gli autori erano, probabilmente, in malafede, o quasi. La storia racconta un fracco di balle.
Questi non sono cacciatori. Sono bracconieri, e anche stupidi. E' come definire "automobilisti" quelli che fanno le corse clandestine nei corsi cittadini.
Vivo in un terrotorio di montagna. I cacciatori lavorano tutto l'anno (non solo nei brevi mesi di apertura caccia)come volontari per la gestione del territorio. Puliscono sentieri, curano i boschi, regolano i corsi d'acqua, sorvegliano le popolazioni animali, fanno i censimenti, sono i primi a rilevare la comparsa di malattie infettive fra i selvatici. Senza la caccia di selezione, molte specie sarebbero fuori controllo, con gravi danni all'agricoltura, ma anche all'ambiente. Molti erbivori distruggerebbero boschi di piante rare (l'abete bianco...)se non fossero contenuti. Ovviamente il tutto va regolato, ma dalle mie parti lo è e funziona molto bene. I primi a denunciare chi sgarra sono i cacciatori. L'ecologia (che significa scienza della cura della propria casa)è - appunto - una scienza, non una cosa buonista basata su accarezzare le bestiole.

E adesso, crocefiggetemi pure.

Fantasio ha detto...

Non c'è nulla da crocifiggere. Da sempre, i cacciatori ripetono il loro mantra "noi amiamo la natura", per le ragioni che tu hai elencato, ma senza rendersi conto che "amara la natura" e "uccidere un animale senza assoluta necessità" (= difesa o nessuna possibilità di sfanarsi altrimenti) sono due concetti non compatibili tra loro.
Quello che i cacciatori fanno è "sfruttare la natura", cosa di cui fa parte la pulizia dei sentieri, la regolazione dei corsi d'acqua eccetera e alla fine anche la caccia. Questo sfruttamento sarebbe tollerabile se vivessimo ancora in un'epoca in cui solo i nobili lo praticavano su larga scala, peraltro con mezzi limitati, e si viveva un passabile compromesso tra le esigenze dell'uomo e quelle di tutte le altre specie viventi, animali e vegetali. Ma da quando questo sfruttamento è diventato attività di massa l'unico risultato che si ottiene è la distruzione sistematica dell'ambiente, mascherata da "controllo" e "selezione" e, peggio, da proclami di "noi amiamo la natura".
Finché non ci si mette in testa che cacciare dev'essere l'eccezione, non la regola, non se ne esce. E sarebbe solo il primo di molti passi per tornare verso una qualche forma di equilibrio che preservi le attività umane senza distruggere il resto del pianeta.

Ciò detto penso anch'io che gli autori abbiano molto esagerato la situazione per fare un po' di propaganda contro la caccia. Ma in fin dei conti è stato un peccato veniale.

Anonimo ha detto...

Sono lieto che l'unica risposta ottenuta sinora sia stata intelligente e costruttiva. Ne sono anche sorpreso: temevo peggio...

Il discorso sarebbe lungo e andrebbe sviluppato con un confronto che qui non è possibile fare, per problemi di tempi (che non coincidono) e spazi (che per quanto ampiamente disponibili non consentono di approfondire a sufficienza). Un bel dialogo sarebbe molto meglio.

Faccio solo notare che la gestione delle popolazioni di selvatici attraverso gli abbattimenti selettivi non è "uccidere senza necessità". Tanto che dove non viene fatto fare ai cacciatori (che pagano per farlo) lo fanno gli enti pubblici (che ottengono lo stesso risultato, ma con una spesa invece che un ricavo). Ed è qualcosa che _si deve_ fare, pena gravissime alterazioni dell'ambiente.

Poi, ripeto, il discorso sarebbe lungo e richiede un'altra sede.

Non sono così sicuro che la storia sia un peccato veniale (non sempre il fine giustifica i mezzi). Un ragazzo di quegli anni, figlio di un cacciatore, leggendola, cosa doveva pensare di suo padre? Che era scemo oppure criminale?

Ribadisco che non sono e non sono mai stato un cacciatore. E neppure mio padre... :-)

Bruno C. ha detto...

Solo una breve nota sul fatto che la caccia ristabilisca gli equilibri tra le varie specie: il dis-equilibrio lo ha creato l'uomo, non la natura. Posso sbagliare, ma credo che se si riportano i lupi, gli orsi e gli altri predatori lì dove sono stati scacciati, l'equilibrio tra le specie animali tornerà perfetto come un orologio...

Fantasio ha detto...

@Bruno: esattamente. La caccia selettiva è certamente preferibile a quella indiscriminata ed è indubbiamente necessaria per ripristinare l'equilibruio ambientale, ma non va mai dimenticato che tale equilibrio è stato innanzitutto alterato dall'uomo, sempre e comunque dall'uomo. Se si lavorasse al ripristino di questo equilibrio, per esempio separando nettamente le zone abitate da quelle rurali (com'era prima delle cementificazioni di massa) avremmo già fatto dei giganteschi passi avanti. Naturalmente sono consapevole che nell'attuale momento storico tornare indietro è pressoché impossibile, ma non per questo smetto di considerare la caccia selettiva come qualcosa che non dovrebbe esistere in un mondo in armonia con la natura.

Fantasio ha detto...

Un esempio di caccia selettiva: nella mia zona, i "Castelli" intorno a Roma, ci sono troppi cinghiali, che andrebbero abbattuti per ripristinare il famoso equilibrio. Ma perché i cinghiali sono troppi? Perché ne è stata introdotta una specie più grande e aggressiva di quella nostrana e perché mancano lupi e anche orsi, che li prederebbero. Ma lupi, e ovviamente orsi, non si possono reintrodurre perché sarebbero un pericolo per gli umani, i loro animali domestici, le loro attività. Ma non sarebbero un pericolo se gli umani vivessero, come era sino all'ottocento, esclusivamente all'interno dei paesi e immediati dintorni. Viceversa, la cementificazione ha fatto proliferare ville, villette, condomini, borghi, borghetti, quartierini, micropaesi un po' dappertutto, e di conseguenza non ci sono più posti dove uomini da un lato e animali dall'altro possano vivere in sicurezza. E "i Castelli" sono addirittura parco! Pensate se non lo fossero.

Anonimo ha detto...

Mah...

Per lavoro, mi occupo anche di gestione del territorio, e dei selvatici.
Vivo in una zona dove il lupo è "tornato". Ce ne sono centinaia. Sicuramente prederanno anche i selvatici, ma prediligono gli animali allevati, perché sono una preda molto più facile. Non fermati (sono intoccabili) si sono estesi sempre di più e, dalle iniziali aree di montagna, sono scesi fino ad occupare la pianura. Entrano negli abitati, nelle vie e nelle piazze, nonché nei giardini delle case isolate. Non si fa nulla, e si sta in attesa che capiti "il fattaccio" (è raro che attacchino l'uomo, ma non impossibile). I cinghiali, lungi dall'essere contenuti, proliferano e - se non fosse per gli abbattimenti selettivi - sarebbero causa di vere devastazioni. Oltre che di incidenti stradali che spesso causano dei morti. Lo stesso vale per i caprioli.

Ho l'impressione che l'idea di un passato in cui tutto era "naturalmente" in equilibrio in un mondo buono governato da madre natura sia essenzialmente un mito. La natura non è buona, se ne frega dei singoli individui e punta alla sopravvivenza delle specie, ottenuta dalla lotta spietata delle une contro le altre. Vince chi sopravvive. Gli altri si estinguono. La terra è il mattatoio di Dio.

Se non vogliamo intervenire, allora facciamolo totalmente. Eliminiamo anche le coltivazioni, e limitiamoci a raccogliere (e mangiare) i frutti di ciò che riesce a crescere fra le infestanti. Ma non credo che sarebbe divertente.

Poi, ripeto, il discorso è complesso. La soluzione è trovare un punto di equilibrio, gli integralismi (da entrambe le parti)portano solo a dei disastri. Ognuno ha espresso le sue opinioni, e sono tutti spunti interessanti. E' stato un bel confronto.