Il protagonista è un'evidente caricatura di Woody Allen, da noi sconosciuto sino a un anno prima, ma diventato all'improvviso famosissimo dopo l'arrivo del suo "Provaci ancora Sam", seguito a ruota dal recupero di tutti gli altri suoi film.
Peraltro Allen nello stesso periodo (probabilmente qualche anno dopo) ebbe la sua striscia "ufficiale" su Eureka mi sembra... Oppure Castelli e Fagarazzi potrebbero essersi ispirati a Oreste Lionello...
@Icaro 1952: bella domanda. Temo che tu abbia ragione, e infatti il 1974 è l'anno in cui le idee di Francesconi e di Castelli sui contenuti da pubblicare hanno mandato a fondo la rivista. Quando, cinque mesi dopo questa striscia, Francesconi fu sostituito da Barberis, era ormai troppo tardi. @J.D.: tra l'altro Lionello, oltre a doppiare Woody Allen, gli assomigliava fisicamente.
Il discorso è lunghissimo, ma c'è una frase, da una intervista a Francesconi e Castelli fatta nel 2011 da "Lo spazio bianco" che riassume molto bene queste idee: "il CdR non voleva essere un giornale a fumetti in senso stretto, ma una vera e propria rivista come quelle per gli adulti, ma dedicata a un pubblico giovane, la cui sotterranea filosofia era l’avventura nel senso della ricerca dell’anima delle cose". E' la stessa filosofia che ha portato, 17 anni dopo, al naufragio di "Corto Maltese", e per gli stessi motivi: il pubblico giovane vuole innanzitutto i fumetti e poi il resto, senza tante menate, e se i primi non sono più che validi e magari coerenti fra loro (non puoi pubblicare L'Ombra e la Famiglia de' Guai sulla stessa rivista) è inutile offrire anche la "ricerca dell'anima delle cose".
Quest'ultimo punto mi interessa. Quali sono state le idee attribuibili a Francesconi e Castelli che si sono rivelate così deleterie? A anni '70 inoltrati, le volte il cui il CdR mi capitava tra le mani, ritenevo TILT e le rubriche collegate tra le poche cose interessanti da leggere, perché le storie monografiche, come La prova pubblicata da Corrierino il 21.8., sinceramente, mi sembravano un tentativo non molto riuscito di mantenere vivo l'interesse per le storie disegnati da Toppi e altri negli anni precedenti.
Il commento di Massimiliano, al quale ho risposto, adesso appare _dopo_ la mia risposta (penso che per modificarlo lo abbia cancellato e riscritto). Lo preciso per non confondere le idee a chi ci legge adesso.
@Fantasio, confermo. Massimiliano, per qualche sua oscura ragione, ha cancellato il suo vecchio commento e lo ha ripostato eguale dopo un po' (dopo che tu avevi già risposto).
@Fantasio e @Massimiliano ricordate che tutti i commenti ai post più vecchi di qualche giorno sono comunque moderati da me e quindi può accadere che li vediate sul blog solo dopo che io li ho moderati, il che può accadere anche dopo 12-24 ore da quando li avete inviati perché non sono sempre attivo e vigile. Insomma non spazientitevi se non li vedete subito apparire sul blog. Bye
Quella sull'incompatibilità della Famiglia de' Guai con L'Ombra (Castelli - Cubbino, non Ongaro - Pratt) mi sembra un po' tirata per i capelli, nello stesso periodo su Linus c'erano Peanuts, Doonesbury, Dick Tracy e Valentina assai più incompatibili. Il tanto vituperato "La Prova" è comunque un fumetto ben scritto e ben disegnato, a differenza del vari Stuzzichino, Gibernetta e Botticella, per non parlare del "marchettone" di Oneta. Il problema del CdR è che, da "giornalino" per i figli dei "cumenda" si era spostato un po' troppo "a sinistra" (apertamente contro la caccia e l'inquinamento, sulle pagine di Valentina la Stefi faceva amicizia coi ragazzi del circo e li difendeva dalle accuse di furto, mentre il "Miura" manifestava la sua idea di fare l'oblettore di coscienza quando gli obiettori finivano in carcere come renitenti alla leva ecc ecc), c'è stata anche una furiosa polemica per il culo nudo di Barney nella storia di Bernard Prince "Guerriglia per un fantasma", la direzione Barberis (peraltro ottima) è servita a smussare certi spigoli...
Ti ringrazio per la risposta. Chiedo scusa se la cancellazione del messaggio originale ha causato l'inversione dell'ordine logico dei post, ma avevo scritto il primo in due momenti diversi e si era spezzato con riferimenti poco chiari a due storie. Del tentativo di evoluzione del CdP/CdR si era già parlato, ma mi era sfuggito (mia mancanza) che fosse attribuibile a Francesconi e Castelli (da TILT e altri fumetti di comicità surreale non avrei detto). Non ho letto questa storia a suo tempo, forse l'avrei trovata moderatamente divertente (anche se da preadolescente alcuni tratti dello sfigato non mi mancavano), ma il riferimento a Woody Allen, allora a me sconosciuto, sarebbe andato perduto.
Linus non era una rivista diretta ai ragazzi, era pensata per lettori già formati, e poteva permettersi di sperimentare e di proporre stili di fumetto molto diversi tra loro. Il CdR no. E' anche vero, comunque, che aver spostato _palesemente_ la linea politica a sinistra (e gli esempi che tu citi non erano neanche quelli più clamorosi - il vero spostamento lo vedevi nella rubrica della posta e in certi redazionali) ha ulteriormente danneggiato la rivista, contrariando soprattutto i genitori, che scrivevano di continuo lamentandosi della cosa. Né Francesconi né Castelli (il primo soprattutto) hanno mai preso in considerazione la possibilità che il cambio di politica, brusco e palese, fosse qualcosa da evitare o almeno da assumere col contagocce.
Sì, soprattutto la parte redazionale (e vi includo anche la posta), nelle occasioni progressivamente più rare in cui la rivista mi capitava tra le mani, dimostravano, perlomeno secondo me, non tanto uno schieramento, quanto un progressismo di maniera con toni così didascalici da risultare irritante. D'altronde nello stesso periodo (avevo undici/dodici anni) cominciai proprio a incontrare Linus, e anche alterlinus, di tutt'altro livello (sebbene molto più schierato su orientamenti politici allora opposti ai miei, anche se embrionali). Insomma, se il CdP sembrava aver espresso un'offerta eccellente per bambini di scuola elementare, diciamo dai sei ai dieci anni, il CdR non riuscì mai a prendere realmente gli adolescenti dagli undici/dodici in poi: per chi prediligeva la fiction drammatica, c'era l'Intrepido (in fondo l'equivalente maschile dei fotoromanzi), chi preferiva un fumetto più avanzato o impegnato, Linus e compagnia (e spenderei una parolina anche Eureka>/i>. Va beh, Topolino era una cosa a parte, ma aveva dietro un impero economico di altri ordini di grandezza. Sinceramente, non so poi che possibilità reali avesse la redazione milanese di mantenere il livello del CdP prima della biforcazione CdP/CdR, considerando la sua dipendenza dalla scuola franco-belga in quel mondo che stava già cambiando così rapidamente, ma in ogni caso lo ricordo sempre con grande nostalgia ...
Per come la vedo io, la strada era obbligata. Quando nel 1968 la rivista acquisì i diritti dei personaggi che venivano pubblicati nei Classici Audacia, prese una direzione precisa, cioè si trasformò da "Corriere dei Piccoli" a "edizione italiana di Spirou/Tintin/Pilote". E questa direzione ebbe un costo, con le vendite passate da 250mila-270mila copie del periodo pre-1968, alle 220mila-240mila del periodo che precede il cambio di nome. Questo calo fu dovuto al fatto che molti genitori, abituati ad una rivista con Bonaventura/Gibernetta, e al più Violante, Tribunzio e i Puffi, non vollero più esporre i propri "bambini" a fumetti come Bernard Prince o Ric Roland, dai contenuti non solo adulti, ma cupi e realistici, con morti ammazzati e cattivi davvero cattivi. Storie come "La frontiera della paura" (https://corrierino-giornalino.blogspot.com/2011/02/la-frontiera-della-paura.html) hanno lasciato un segno profondo, ed anche qualche incubo, a chi l'ha letta all'epoca (me per primo). Insomma, i "piccoli" se ne stavano andando, ma la direzione avrebbe dovuto rassegnarsi alla cosa, forte dell'alta qualità della rivista, e puntare sulla qualità per recuperare i lettori un po' alla volta, magari togliendoli proprio all'Intrepido e compagnia. La scuola franco-belga avrebbe tranquillamente fornito materiale di altissimo livello almeno sino alla fine degli anni '70, e forse anche dopo. Si scelse invece di tagliare col passato, senza rendersi conto che accentuare i contenuti che già avevano messo in allarme i genitori, privarsi del tutto di quelli più "tranquilli" (Tribunzio, i Puffi e molti altri), cambiare un nome storico e ben radicato nell'editoria italiana, e infine dare una chiara impronta politica alla rivista, tutto questo avrebbe peggiorato una situazione già in equilibrio instabile portando a fondo la barca. E immagino che scaricare tutte le colpe sulla gestione miope di Rizzoli - un editore che se ne fregava della tradizione e dovette comunque affrontare passivi superiori al miliardo annuo - non abbia aiutato.
Concordo con Fantasio. E ritengo che la scelta di puntare sulla qualità recuperando i lettori un po' alla volta, soprattutto in un target più "grande" sarebbe stata vincente. E' quello che fece qualche anno dopo Lanciostory, con ottimi risultati.
Non lo so. Tra i sette (un po' anche sei) e i nove anni (la mia età di assidua lettura del CdP), mi piacevano i Puffi e Jacovitti, ma la La frontiera della paura fu una delle mie storie preferite (insieme ai Soli di ghiaccio, e un po' tutto Luc Orient). E con tutto il rispetto per la tradizione italica, Bonaventura (ma anche Gibernetta) l'avrei tirato dietro a chiunque me lo avesse proposto (già mi annoiava quello televisivo). Quello che io vedevo più critico allora, a torto o a ragione, per la proposta era l'eccessiva frammentazione delle storie in puntate, proponibile sul momento, ma non credo che avrebbe retto a lungo (perlomeno fu così per me). È anche vero che dopo la biforcazione il CdP propriamente detto sopravvisse molto più a lungo del fratello maggiore CdR, ma è anche vero che mentre il primo mantenne un certo livello di qualità (La Pimpa era proponibilissimo al target infantile), la qualità del secondo arrivò a livelli infimi.
Infatti ho scritto che il problema veniva dai genitori, non dai "piccoli" ai quali piacevano quel tipo di storie (e anch'io ero "piccolo", e mi piacevano). Tu pensa che nel 1971 i genitori arrivarono a lamentarsi della violenza nelle storie di Sammy, l'ultimo grande personaggio della scuola franco-belga arrivato sul CdP, e famoso per il numero di morti ammazzati nonostante il disegno di tipo umoristico (Cauvin...).
Non conoscevo il personaggio di Sammy, anche se dopo la tua citazione ho visto che è stato proposto nel blog. D'altra parte, quello che intendevo dire è che mi sembra strano (e mi sarebbe sembrato strano allora) che il CdP riuscisse a fare tiratura con il Signor Bonaventura (e ci metterei anche Tribunzio, ma non ne conservavo memoria prima di rincontrarlo qui). Ma può dipendere dai gusti, e è interessante come certe divergenze di percezione e di esperienza possano coesistere nei margini del comune apprezzamento per la rivista. E sarebbe anche interessante avere qualche indicazione di maggior dettaglio sulle lamentele e considerazioni dei genitori, un dato che mi manca completamente. Forse qualcosa ho letto a suo tempo (nemmeno tanto tempo fa, in realtà) nel libro, ma con la memoria a medio termine che mi ritrovo ...
Solitamente entro pochissimo nei thread dei commenti, ma questa volta lasciatemi spezzare una lancia per Tribunzio che ho sempre considerato l'Asterix italiano. Mi son quindi divertitto a chiedere lumi anche al Dio dei nostri giorni (cioè l'AI) che mi ha così risposto:
Sì, il centurione Tribunzio può essere considerato il "contraltare italiano" o la risposta tricolore ad Asterix, sebbene con le dovute proporzioni storiche e di successo commerciale. Creato negli anni sessanta dallo sceneggiatore Vezio Melegari e dal disegnatore Leone Cimpellin per le pagine del Corriere dei Piccoli, il fumetto condivide con il capolavoro francese di [René Goscinny] e [Albert Uderzo] l'ambientazione storica e la forte componente umoristica. Ci sono tuttavia differenze fondamentali e paralleli interessanti da considerare:
* * Il punto di vista ribaltato: Mentre in Asterix i protagonisti sono i Galli che resistono all'invasore romano, in Tribunzio la prospettiva si sposta all'interno dell'esercito di Roma. Il protagonista è un centurione romano, ma non incarna il classico conquistatore spietato: è un personaggio simpatico e pasticcione, che vive avventure ironiche e scanzonate in giro per l'impero. * Le ambizioni e la cura: Dal punto di vista della complessità dei dialoghi e della struttura della sceneggiatura, i critici concordano che Tribunzio non abbia mai raggiunto la sofisticata stratificazione di Asterix, dove i giochi di parole e la satira sociale erano elementi cardine. * L'impatto editoriale: Se Asterix è diventato rapidamente un'industria multimediale di successo planetario, Tribunzio è rimasto un piccolo gioiello della tradizione del fumetto italiano legato a una specifica epoca della rivista milanese, senza mai superare la dimensione del lavoro personale degli autori. *
In sintesi, pur non avendone replicato la fama globale, Tribunzio nacque proprio con lo spirito di offrire ai lettori italiani una propria versione satirica, leggera e autoironica delle avventure nell'antichità romana.
Ahi ahi ahi, caro signor Fantasio! Cauvin era uno sceneggiatore, il disegnatore di Sammy era Berck, quello di Strapuntino! P.S. In uno dei primi CdP che ho letto c'era la più bella storia di Strapuntino: "L'assedio al Castello" (scritta da quel genio di Goscinny)
Sì, è questione di gusti. Per motivi su cui dovrei pensare un po' per esporli in modo strutturato, i personaggi disegnati da Cimpellin non mi hanno mai entusiasmato. Nonostante nel mio periodo di massimo interesse ne sono stati proposti diversi, l'unico che ricordavo era Gianni/Rob8, gli altri erano stati come cancellati e li ho riscoperti nel blog. Non ho difficoltà a riconoscere Tribunzio come l'onesto prodotto di validissimi professionisti del settore, ma forse trovavo più puliti e suggestivi il tratto e il colore della scuola franco-belga. Conservavo perfino memoria di Gianni Flash (forse Attanasio può essere considerato più di scuola franco-belga, pur se formatosi in Italia), un personaggio gradevole ma che non definirei memorabile ...
I miei due cent. io questa linea "politicizzata" non ce l'ho mai vista, giusto forse nel caso di Valentina, ma chi all'epoca non ragionava così? Piuttosto sono d'accordo sul cambio di tipo di fumetto ( da Bonaventura a Bernard Prince) cioè un fumetto piu' per una età piu' alta, ma siccome io ero adolescente nei 70 quella era la mia di riferimento, insomma piu' Luc Oriente e meno puffi, che però mi divertivano lo stesso.
@Terzo D'Andrea: ovviamente so bene che il disegno era di Berck. Ma Cauvin, in quanto sceneggiatore, era colui che aveva avuto l'idea dei morti ammazzati nonostante il disegno umoristico. Cauvin era un esponente "moderno" della scuola franco-belga, ben diverso dai "soliti" Greg, Aidans, e lo stesso Goscinny. Per "moderno" intendo dire che amava sfidare certi tabù, un po' come stava facendo Walthery negli stessi anni (e i due hanno infatti collaborato). @Fabio: la linea politica non era esplicita, Non è che scrivessero "vota PCI" o cose del genere. La linea politica era "diffusa", la vedevi dal tipo di storie pubblicate (basti pensare a Nick Carter o Lupo Alberto) come pure dalle risposte che venivano date nella rubrica della Posta. La stessa rubrica Tilt, di cui sono stati riproposti nel blog alcuni estratti, era spesso politicizzata (impronta fortemente ecologica, anti-pubblicità, anti-consumista).
Visto che è stata menzionata Valentina, per carità, nulla da controbattere sulla valutazione che ne è stata espressa, ma aggiungo solo qualche considerazione, poco attinente allo specifico problema delle scelte editoriali, ma consentitemelo ... Apparve nel mio periodo di massimo interesse per il CdP (sì sì, abbiamo capito che dal 1968 al 1970 etc. etc. 😁), e lo rubricai velocemente come spazio per le bambine. In effetti il CdP era una rivista prevalentemente per i maschietti. Tuttavia, completata la lettura dei fascicoli, in attesa del nuovo numero, la scansione dei contenuti alla ricerca di qualcosa ancora da leggere era inevitabile, e quindi anche Valentina andava bene. Non dico che mi appassionò, ma alcuni contorni ambientali si rivelarono estremamente interessanti: Valentina frequentava le scuole medie, mentre io frequentavo le elementari, e proponeva certe dinamiche sociali e scolastiche insolite per le mie abitudini (attività parascolastiche, vacanze collegiali, etc.) che stimolarono la mia curiosità sulla possibilità di interpretarle come anticipazioni di quelle che avrei incontrato negli anni successivi. E in effetti lo furono. Ancora adesso trovo impressionante come Nidasio sia riuscita a veicolare certe informazioni con un linguaggio rivelatosi così istintivamente comprensibile anche a una lettura poco attenta come poteva essere quella che potevo dedicare a un fumetto per bambine.
A tutti i fascistelli da salotto, se il CdR era "comunista" perché non hanno pubblicato la storia di Nick Carter "Ottobre"? Qui c'è un articolo molto interessante https://fumettologica.it/2023/03/bonvi-intervista-1974-fumetto-critica-censura/
Leggere questa frase di @Fantasio mi ha fatto sorridere: «La stessa rubrica Tilt, di cui sono stati riproposti nel blog alcuni estratti, era spesso politicizzata (impronta fortemente ecologica, anti-pubblicità, anti-consumista)». C'è qualcuno che allora, o anche oggi, considera l'ecologia una cosa politica? Nel mio piccolo conosco persone di tutti gli orientamenti politici che si incazzano in maniera eguale per scelte anti-ecologiche di diverse municipalità: tipo piastrellare con il cemento una ampia zona verde e chiamarla poi "parco urbano". E analoghe considerazioni potrei portare per pubblicità e consumismo. E, se devo portare la mia particolare esperienza, da piccolo rimasi molto più sconvolto quando lessi un fumetto sul Giornalino (ricordo che era di estrazione cattolica e di centro) parlare di droga (in alcune storie del Commissario Spada) cosa che sul Corriere dei Ragazzi non vidi mai. Anzi, da piccolo ignorante com'ero e come ancora sono, allora mi sarei aspettato un simile fumetto sul CdR piuttosto che sul Giornalino. Da tutto ciò si può agevolmente dedurre che io non capisca proprio nulla di politica. E quindi, fiero della mia completa ignoranza al riguardo, credo fermamente che la politica non fu per nessun motivo una delle cause che portarono alla deriva il CdR.
Di droga sul CdR si parlava continuamente (fu leggendolo che venni a sapere in cosa consisteva il problema), sia nei fumetti (per esempio il dimenticabile Agente Senza Nome) che nei redazionali e nella rubrica della Posta, con scontri anche piuttosto accesi. La redazione aderì compiutamente a quella che era la narrazione della sinistra di quel periodo, secondo la quale gli spacciatori erano esseri demoniaci e i consumatori le loro "povere vittime" - narrazione respinta con astio dai genitori, appartenenenti a una classe sociale che vedeva (e tuttora vede) nel "drogato" il principale mostro da combattere. Inoltre anche fumetti come gli Aristocratici, Johnny Focus e ovviamente Altai e Johnson erano palesemente "schierati". E i temi ecologici, anche se in teoria dovrebbero essere universali e condivisi da ogni schieramento politico, si abbracciavano con convinzione (oggi apertamente, allora un po' meno) solo se si era di una certa parte politica. Concordo comunque sul fatto che non fu la politicizzazione a mandare a fondo il CdR, che sarebbe affondato comunque. La politicizzazione diede il suo contributo accelerandone la fine, soprattutto nel 1974, quello che io chiamo "anno dell'autarchia".
Anche Aquila in alcuni episodi parla del problema droga, anzi ricordo un episodio in cui distrugge delle piantagioni di papavero da un aereo a due code di cui all'epoca feci il modellino
Credo anche io che la presunta politicizzazione abbia contribuito poco, se mai ha contribuito, alla decadenza del CdP (ormai CdR). E non tanto per problemi di schieramento, quanto per il tono insopportabile che gli adulti assumono quando parlano di politica ai ragazzini. Mi avete richiamato in mente un altro tassello, visto che avevo parlato di Nidasio. Non tantissimo tempo fa mi è capitato in mano un episodio di Valentina, credo pubblicato a anni 70 inoltrati, che riguardava più il fratello, che corteggiava una ragazza che si rivelava un po' sfuggente, e si scopriva che aveva il problema del fratello incarcerato come obiettore di coscienza. Per rappresentare il contrasto familiare che la ragazza doveva affrontare, Nidasio ne introduceva il padre, un sottufficiale in pensione, che viveva in campagna e che ogni mattina schierava la famiglia per eseguire l'alzabandiera (forse con tanto di inno). Rispetto a quanto avevo richiamato sopra, credo che una rappresentazione del genere risultasse comunque grottesca allora come risulta grottesca ora, oltra al fatto che gli eventuali genitori (e acquirenti del CdR) militari di carriera (e dovevo vivevo non erano pochi) non avrebbero affatto gradito la raffigurazione di una figura a loro riconducibile come un mezzo deficiente. Per di più era anche in bianco e nero, rispetto alle prime storie di Valentina, perlomeno quelle che avevo incontrato io, e anche questa non era una scelta felice, sia per quanto sottraeva allo stile psichedelico di Nidasio, sia per la perdita di richiamo sui lettori più giovani, ma quest'ultima era probabilmente una scelta editoriale di mero abbattimento dei costi. Proponendola come esempio, sì, forse una storia del genere introduce una sorta di politicizzazione, se tale vogliamo considerarla, ma principalmente perde la presa sul lettore.
@Massimiliano: ricordo bene la storia con l'alzabandiera, anche perché mi fece scoprire il mondo degli obiettori di coscienza, che in quegli anni erano ancora destinati al carcere finché, con pazienza e grandi sacrifici, non riuscirono a fare approvare la legge sul servizio civile (ne conobbi molti, in seguito, e dai loro racconti capii che quella del "servizio civile" era solo una "pezza" che non risolveva il problema di fondo, ma era fonte di ulteriori umiliazioni nei loro confronti, sia pure senza più lo spauracchio del carcere). Ed è' vero che anche Valentina era politicizzata, ma personalmente credo che la Nidasio fosse davvero brava nel non far notare apertamente la cosa. I soliti genitori, infatti, si lamentavano molto di Valentina, ma solo per le tematiche troppo "adulte". Ricordo una lettera in cui una "mamma" protestava perché in una storia di quel periodo era stato mostrato un parto (di una ragazza madre, oltretutto), e quindi trasudava indignazione, "ma come vi permettete di parlare di parti sul CdR?", e ricordo la memorabile risposta di Francesconi, "signora, se lei ha un figlio, avrà dovuto partorirlo, no?", risposta che poteva far ridere i lettori ma che, come tante altre, esacerbava un conflitto che sarebbe finito come tutti sappiamo.
@Fantasio. Ti ringrazio della risposta. Un dettaglio: ricordi in che anno venne pubblicata quella storia? Non intenderei inoltrarmi tanto nella effettiva politicizzazione di Valentina che, come ho detto, pur essendo un personaggio per bambine, finii per apprezzare. Probabilmente a me manca la visione delle proteste dei genitori, di cui non ho testimonianza o memoria, ma la mia opinione (corretta o sbagliata che sia) è (e era anche allora) che certe scelte comunicative risultavano invise, ancora prima che ai genitori, ai lettori stessi. Al netto dell'incertezza dell'anno di pubblicazione, suppongo frequentassi già le scuole medie, e avevo altri mezzi per, non dico approfondire, ma almeno sapere qualcosa su obiezione di coscienza, droga, e cose simili. Ma in ogni caso non mi riferisco solo alla politica, anzi quasi per nulla; se si insegue un target più elevato, bisogna sapergli correre dietro, e butto là una valutazione (non molto meditata, prendetela per quello che è): il livello che si intendeva proporre poteva essere troppo elevato per il pubblico dell'Intrepido, e troppo basso per chi andava già verso Linus ... PS. A proposito del parto, sbaglio o la stessa Valentina ripercorse il parto della sorellina?
@Massimiliano: da quanto ricordo (non ho annotato i dettagli delle storie, che non avevano titolo) sia la storia con l'alzabandiera che quella col parto sono dell'ultimo periodo, forse il parto è del 1974, l'alzabandiera (se era in B/N) del 1975. La storia della nascita di Stefania fu raccontata prima, probabilmente in un numero natalizio, e fu rivelato che il parto era previsto per il giorno di Natale o quello di Santo Stefano. Nel primo caso la sorellina sarebbe stata chiamata Natalia, nel secondo Stefania. Non si vide comunque il parto, solo la madre ricoverata in ospedale.
@Massimiliano e @Fantasio la nascita di Stefania è stata riproposta nel 2010 in questo blog. Attraverso l'indice (in alto a sinistra sotto l'avatar in ogni pagina del blog) si può risalire a questo post.
@Corrierino ti ringrazio del richiamo. Ho rivisto anche l'esordio di Valentina. L'ho letta di sicuro, ma non la ricordavo. Per essere l'avatar del blog, ha una presenza molto ridotta. In effetti credo che il blog sia prevalentemente maschile, e forse ora come allora l'interesse verso il personaggio è moderato. Hmm, ripensandoci, teoria da rivedere: la medesima considerazione si applicherebbe a Violante, che però conta più storie pubblicate ...
PS. Forse avete già incontrato questo articolo. A essere sincero, mi sembra resti superficiale rispetto al livello di informazione offerto da questo blog (con tutto il rispetto per l'autrice, scomparsa nel 2021), ma non è privo di qualche spunto interessante.
Sì, intendevo dire questo (e chiedo scusa se mi sono espresso male): pur essendo un fumetto per bambine, Violante è più presente nel blog, quindi la mia impressione iniziale su Valentina è inapplicabile ...
Valentina è più difficile da riproporre perché non andava avanti a "storie", come Violante, ma era una sorta di rubrica settimanale con un tema diverso ogni volta. Se Violante aveva 18 storie. penso che Valentina avrà avuto almeno un centinaio di "proposte", se non di più.
Diciamo che Valentina era una specie di lunghissimo romanzo, un po' come una soap opera, se fosse riproposto dovrebbero fare gli episodi a cadenza domenicale (il Corrierino usciva la domenica) come ha fatto Corrierino con Chicca e Daniela (sempre della Nidasio) o come sta facendo ogni giovedì con Nicoletta (che tenta di imitarla senza riuscirci) Penso che però il fatto che non venga riproposta sia una mera questione di diritti, come per Corto Maltese o il Pinocchio di Bottaro.
38 commenti:
Il protagonista è un'evidente caricatura di Woody Allen, da noi sconosciuto sino a un anno prima, ma diventato all'improvviso famosissimo dopo l'arrivo del suo "Provaci ancora Sam", seguito a ruota dal recupero di tutti gli altri suoi film.
Peraltro Allen nello stesso periodo (probabilmente qualche anno dopo) ebbe la sua striscia "ufficiale" su Eureka mi sembra...
Oppure Castelli e Fagarazzi potrebbero essersi ispirati a Oreste Lionello...
Non mi e' chiaro quanto i ragazzi del 1974 (io tra loro, 16 anni nel 1974) potessero divertirsi con questa striscia.
@Icaro 1952: bella domanda. Temo che tu abbia ragione, e infatti il 1974 è l'anno in cui le idee di Francesconi e di Castelli sui contenuti da pubblicare hanno mandato a fondo la rivista. Quando, cinque mesi dopo questa striscia, Francesconi fu sostituito da Barberis, era ormai troppo tardi.
@J.D.: tra l'altro Lionello, oltre a doppiare Woody Allen, gli assomigliava fisicamente.
Il discorso è lunghissimo, ma c'è una frase, da una intervista a Francesconi e Castelli fatta nel 2011 da "Lo spazio bianco" che riassume molto bene queste idee: "il CdR non voleva essere un giornale a fumetti in senso stretto, ma una vera e propria rivista come quelle per gli adulti, ma dedicata a un pubblico giovane, la cui sotterranea filosofia era l’avventura nel senso della ricerca dell’anima delle cose". E' la stessa filosofia che ha portato, 17 anni dopo, al naufragio di "Corto Maltese", e per gli stessi motivi: il pubblico giovane vuole innanzitutto i fumetti e poi il resto, senza tante menate, e se i primi non sono più che validi e magari coerenti fra loro (non puoi pubblicare L'Ombra e la Famiglia de' Guai sulla stessa rivista) è inutile offrire anche la "ricerca dell'anima delle cose".
Quest'ultimo punto mi interessa. Quali sono state le idee attribuibili a Francesconi e Castelli che si sono rivelate così deleterie? A anni '70 inoltrati, le volte il cui il CdR mi capitava tra le mani, ritenevo TILT e le rubriche collegate tra le poche cose interessanti da leggere, perché le storie monografiche, come La prova pubblicata da Corrierino il 21.8., sinceramente, mi sembravano un tentativo non molto riuscito di mantenere vivo l'interesse per le storie disegnati da Toppi e altri negli anni precedenti.
Il commento di Massimiliano, al quale ho risposto, adesso appare _dopo_ la mia risposta (penso che per modificarlo lo abbia cancellato e riscritto). Lo preciso per non confondere le idee a chi ci legge adesso.
@Fantasio, confermo.
Massimiliano, per qualche sua oscura ragione, ha cancellato il suo vecchio commento e lo ha ripostato eguale dopo un po' (dopo che tu avevi già risposto).
@Fantasio e @Massimiliano ricordate che tutti i commenti ai post più vecchi di qualche giorno sono comunque moderati da me e quindi può accadere che li vediate sul blog solo dopo che io li ho moderati, il che può accadere anche dopo 12-24 ore da quando li avete inviati perché non sono sempre attivo e vigile. Insomma non spazientitevi se non li vedete subito apparire sul blog. Bye
Quella sull'incompatibilità della Famiglia de' Guai con L'Ombra (Castelli - Cubbino, non Ongaro - Pratt) mi sembra un po' tirata per i capelli, nello stesso periodo su Linus c'erano Peanuts, Doonesbury, Dick Tracy e Valentina assai più incompatibili.
Il tanto vituperato "La Prova" è comunque un fumetto ben scritto e ben disegnato, a differenza del vari Stuzzichino, Gibernetta e Botticella, per non parlare del "marchettone" di Oneta.
Il problema del CdR è che, da "giornalino" per i figli dei "cumenda" si era spostato un po' troppo "a sinistra" (apertamente contro la caccia e l'inquinamento, sulle pagine di Valentina la Stefi faceva amicizia coi ragazzi del circo e li difendeva dalle accuse di furto, mentre il "Miura" manifestava la sua idea di fare l'oblettore di coscienza quando gli obiettori finivano in carcere come renitenti alla leva ecc ecc), c'è stata anche una furiosa polemica per il culo nudo di Barney nella storia di Bernard Prince "Guerriglia per un fantasma", la direzione Barberis (peraltro ottima) è servita a smussare certi spigoli...
Ti ringrazio per la risposta. Chiedo scusa se la cancellazione del messaggio originale ha causato l'inversione dell'ordine logico dei post, ma avevo scritto il primo in due momenti diversi e si era spezzato con riferimenti poco chiari a due storie.
Del tentativo di evoluzione del CdP/CdR si era già parlato, ma mi era sfuggito (mia mancanza) che fosse attribuibile a Francesconi e Castelli (da TILT e altri fumetti di comicità surreale non avrei detto). Non ho letto questa storia a suo tempo, forse l'avrei trovata moderatamente divertente (anche se da preadolescente alcuni tratti dello sfigato non mi mancavano), ma il riferimento a Woody Allen, allora a me sconosciuto, sarebbe andato perduto.
Linus non era una rivista diretta ai ragazzi, era pensata per lettori già formati, e poteva permettersi di sperimentare e di proporre stili di fumetto molto diversi tra loro. Il CdR no. E' anche vero, comunque, che aver spostato _palesemente_ la linea politica a sinistra (e gli esempi che tu citi non erano neanche quelli più clamorosi - il vero spostamento lo vedevi nella rubrica della posta e in certi redazionali) ha ulteriormente danneggiato la rivista, contrariando soprattutto i genitori, che scrivevano di continuo lamentandosi della cosa. Né Francesconi né Castelli (il primo soprattutto) hanno mai preso in considerazione la possibilità che il cambio di politica, brusco e palese, fosse qualcosa da evitare o almeno da assumere col contagocce.
Sì, soprattutto la parte redazionale (e vi includo anche la posta), nelle occasioni progressivamente più rare in cui la rivista mi capitava tra le mani, dimostravano, perlomeno secondo me, non tanto uno schieramento, quanto un progressismo di maniera con toni così didascalici da risultare irritante. D'altronde nello stesso periodo (avevo undici/dodici anni) cominciai proprio a incontrare Linus, e anche alterlinus, di tutt'altro livello (sebbene molto più schierato su orientamenti politici allora opposti ai miei, anche se embrionali). Insomma, se il CdP sembrava aver espresso un'offerta eccellente per bambini di scuola elementare, diciamo dai sei ai dieci anni, il CdR non riuscì mai a prendere realmente gli adolescenti dagli undici/dodici in poi: per chi prediligeva la fiction drammatica, c'era l'Intrepido (in fondo l'equivalente maschile dei fotoromanzi), chi preferiva un fumetto più avanzato o impegnato, Linus e compagnia (e spenderei una parolina anche Eureka>/i>. Va beh, Topolino era una cosa a parte, ma aveva dietro un impero economico di altri ordini di grandezza. Sinceramente, non so poi che possibilità reali avesse la redazione milanese di mantenere il livello del CdP prima della biforcazione CdP/CdR, considerando la sua dipendenza dalla scuola franco-belga in quel mondo che stava già cambiando così rapidamente, ma in ogni caso lo ricordo sempre con grande nostalgia ...
Per come la vedo io, la strada era obbligata. Quando nel 1968 la rivista acquisì i diritti dei personaggi che venivano pubblicati nei Classici Audacia, prese una direzione precisa, cioè si trasformò da "Corriere dei Piccoli" a "edizione italiana di Spirou/Tintin/Pilote". E questa direzione ebbe un costo, con le vendite passate da 250mila-270mila copie del periodo pre-1968, alle 220mila-240mila del periodo che precede il cambio di nome. Questo calo fu dovuto al fatto che molti genitori, abituati ad una rivista con Bonaventura/Gibernetta, e al più Violante, Tribunzio e i Puffi, non vollero più esporre i propri "bambini" a fumetti come Bernard Prince o Ric Roland, dai contenuti non solo adulti, ma cupi e realistici, con morti ammazzati e cattivi davvero cattivi. Storie come "La frontiera della paura" (https://corrierino-giornalino.blogspot.com/2011/02/la-frontiera-della-paura.html) hanno lasciato un segno profondo, ed anche qualche incubo, a chi l'ha letta all'epoca (me per primo). Insomma, i "piccoli" se ne stavano andando, ma la direzione avrebbe dovuto rassegnarsi alla cosa, forte dell'alta qualità della rivista, e puntare sulla qualità per recuperare i lettori un po' alla volta, magari togliendoli proprio all'Intrepido e compagnia. La scuola franco-belga avrebbe tranquillamente fornito materiale di altissimo livello almeno sino alla fine degli anni '70, e forse anche dopo.
Si scelse invece di tagliare col passato, senza rendersi conto che accentuare i contenuti che già avevano messo in allarme i genitori, privarsi del tutto di quelli più "tranquilli" (Tribunzio, i Puffi e molti altri), cambiare un nome storico e ben radicato nell'editoria italiana, e infine dare una chiara impronta politica alla rivista, tutto questo avrebbe peggiorato una situazione già in equilibrio instabile portando a fondo la barca. E immagino che scaricare tutte le colpe sulla gestione miope di Rizzoli - un editore che se ne fregava della tradizione e dovette comunque affrontare passivi superiori al miliardo annuo - non abbia aiutato.
Concordo con Fantasio. E ritengo che la scelta di puntare sulla qualità recuperando i lettori un po' alla volta, soprattutto in un target più "grande" sarebbe stata vincente. E' quello che fece qualche anno dopo Lanciostory, con ottimi risultati.
Non lo so. Tra i sette (un po' anche sei) e i nove anni (la mia età di assidua lettura del CdP), mi piacevano i Puffi e Jacovitti, ma la La frontiera della paura fu una delle mie storie preferite (insieme ai Soli di ghiaccio, e un po' tutto Luc Orient). E con tutto il rispetto per la tradizione italica, Bonaventura (ma anche Gibernetta) l'avrei tirato dietro a chiunque me lo avesse proposto (già mi annoiava quello televisivo). Quello che io vedevo più critico allora, a torto o a ragione, per la proposta era l'eccessiva frammentazione delle storie in puntate, proponibile sul momento, ma non credo che avrebbe retto a lungo (perlomeno fu così per me). È anche vero che dopo la biforcazione il CdP propriamente detto sopravvisse molto più a lungo del fratello maggiore CdR, ma è anche vero che mentre il primo mantenne un certo livello di qualità (La Pimpa era proponibilissimo al target infantile), la qualità del secondo arrivò a livelli infimi.
Infatti ho scritto che il problema veniva dai genitori, non dai "piccoli" ai quali piacevano quel tipo di storie (e anch'io ero "piccolo", e mi piacevano). Tu pensa che nel 1971 i genitori arrivarono a lamentarsi della violenza nelle storie di Sammy, l'ultimo grande personaggio della scuola franco-belga arrivato sul CdP, e famoso per il numero di morti ammazzati nonostante il disegno di tipo umoristico (Cauvin...).
Non conoscevo il personaggio di Sammy, anche se dopo la tua citazione ho visto che è stato proposto nel blog. D'altra parte, quello che intendevo dire è che mi sembra strano (e mi sarebbe sembrato strano allora) che il CdP riuscisse a fare tiratura con il Signor Bonaventura (e ci metterei anche Tribunzio, ma non ne conservavo memoria prima di rincontrarlo qui). Ma può dipendere dai gusti, e è interessante come certe divergenze di percezione e di esperienza possano coesistere nei margini del comune apprezzamento per la rivista. E sarebbe anche interessante avere qualche indicazione di maggior dettaglio sulle lamentele e considerazioni dei genitori, un dato che mi manca completamente. Forse qualcosa ho letto a suo tempo (nemmeno tanto tempo fa, in realtà) nel libro, ma con la memoria a medio termine che mi ritrovo ...
Solitamente entro pochissimo nei thread dei commenti, ma questa volta lasciatemi spezzare una lancia per Tribunzio che ho sempre considerato l'Asterix italiano.
Mi son quindi divertitto a chiedere lumi anche al Dio dei nostri giorni (cioè l'AI) che mi ha così risposto:
Sì, il centurione Tribunzio può essere considerato il "contraltare italiano" o la risposta tricolore ad Asterix, sebbene con le dovute proporzioni storiche e di successo commerciale.
Creato negli anni sessanta dallo sceneggiatore Vezio Melegari e dal disegnatore Leone Cimpellin per le pagine del Corriere dei Piccoli, il fumetto condivide con il capolavoro francese di [René Goscinny] e [Albert Uderzo] l'ambientazione storica e la forte componente umoristica.
Ci sono tuttavia differenze fondamentali e paralleli interessanti da considerare:
*
* Il punto di vista ribaltato: Mentre in Asterix i protagonisti sono i Galli che resistono all'invasore romano, in Tribunzio la prospettiva si sposta all'interno dell'esercito di Roma. Il protagonista è un centurione romano, ma non incarna il classico conquistatore spietato: è un personaggio simpatico e pasticcione, che vive avventure ironiche e scanzonate in giro per l'impero.
* Le ambizioni e la cura: Dal punto di vista della complessità dei dialoghi e della struttura della sceneggiatura, i critici concordano che Tribunzio non abbia mai raggiunto la sofisticata stratificazione di Asterix, dove i giochi di parole e la satira sociale erano elementi cardine.
* L'impatto editoriale: Se Asterix è diventato rapidamente un'industria multimediale di successo planetario, Tribunzio è rimasto un piccolo gioiello della tradizione del fumetto italiano legato a una specifica epoca della rivista milanese, senza mai superare la dimensione del lavoro personale degli autori.
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In sintesi, pur non avendone replicato la fama globale, Tribunzio nacque proprio con lo spirito di offrire ai lettori italiani una propria versione satirica, leggera e autoironica delle avventure nell'antichità romana.
Ahi ahi ahi, caro signor Fantasio!
Cauvin era uno sceneggiatore, il disegnatore di Sammy era Berck, quello di Strapuntino!
P.S. In uno dei primi CdP che ho letto c'era la più bella storia di Strapuntino: "L'assedio
al Castello" (scritta da quel genio di Goscinny)
Sì, è questione di gusti. Per motivi su cui dovrei pensare un po' per esporli in modo strutturato, i personaggi disegnati da Cimpellin non mi hanno mai entusiasmato. Nonostante nel mio periodo di massimo interesse ne sono stati proposti diversi, l'unico che ricordavo era Gianni/Rob8, gli altri erano stati come cancellati e li ho riscoperti nel blog. Non ho difficoltà a riconoscere Tribunzio come l'onesto prodotto di validissimi professionisti del settore, ma forse trovavo più puliti e suggestivi il tratto e il colore della scuola franco-belga. Conservavo perfino memoria di Gianni Flash (forse Attanasio può essere considerato più di scuola franco-belga, pur se formatosi in Italia), un personaggio gradevole ma che non definirei memorabile ...
I miei due cent. io questa linea "politicizzata" non ce l'ho mai vista, giusto forse nel caso di Valentina, ma chi all'epoca non ragionava così? Piuttosto sono d'accordo sul cambio di tipo di fumetto ( da Bonaventura a Bernard Prince) cioè un fumetto piu' per una età piu' alta, ma siccome io ero adolescente nei 70 quella era la mia di riferimento, insomma piu' Luc Oriente e meno puffi, che però mi divertivano lo stesso.
@Terzo D'Andrea: ovviamente so bene che il disegno era di Berck. Ma Cauvin, in quanto sceneggiatore, era colui che aveva avuto l'idea dei morti ammazzati nonostante il disegno umoristico. Cauvin era un esponente "moderno" della scuola franco-belga, ben diverso dai "soliti" Greg, Aidans, e lo stesso Goscinny. Per "moderno" intendo dire che amava sfidare certi tabù, un po' come stava facendo Walthery negli stessi anni (e i due hanno infatti collaborato).
@Fabio: la linea politica non era esplicita, Non è che scrivessero "vota PCI" o cose del genere. La linea politica era "diffusa", la vedevi dal tipo di storie pubblicate (basti pensare a Nick Carter o Lupo Alberto) come pure dalle risposte che venivano date nella rubrica della Posta. La stessa rubrica Tilt, di cui sono stati riproposti nel blog alcuni estratti, era spesso politicizzata (impronta fortemente ecologica, anti-pubblicità, anti-consumista).
Visto che è stata menzionata Valentina, per carità, nulla da controbattere sulla valutazione che ne è stata espressa, ma aggiungo solo qualche considerazione, poco attinente allo specifico problema delle scelte editoriali, ma consentitemelo ...
Apparve nel mio periodo di massimo interesse per il CdP (sì sì, abbiamo capito che dal 1968 al 1970 etc. etc. 😁), e lo rubricai velocemente come spazio per le bambine. In effetti il CdP era una rivista prevalentemente per i maschietti. Tuttavia, completata la lettura dei fascicoli, in attesa del nuovo numero, la scansione dei contenuti alla ricerca di qualcosa ancora da leggere era inevitabile, e quindi anche Valentina andava bene. Non dico che mi appassionò, ma alcuni contorni ambientali si rivelarono estremamente interessanti: Valentina frequentava le scuole medie, mentre io frequentavo le elementari, e proponeva certe dinamiche sociali e scolastiche insolite per le mie abitudini (attività parascolastiche, vacanze collegiali, etc.) che stimolarono la mia curiosità sulla possibilità di interpretarle come anticipazioni di quelle che avrei incontrato negli anni successivi. E in effetti lo furono. Ancora adesso trovo impressionante come Nidasio sia riuscita a veicolare certe informazioni con un linguaggio rivelatosi così istintivamente comprensibile anche a una lettura poco attenta come poteva essere quella che potevo dedicare a un fumetto per bambine.
A tutti i fascistelli da salotto, se il CdR era "comunista" perché non hanno pubblicato la storia di Nick Carter "Ottobre"?
Qui c'è un articolo molto interessante
https://fumettologica.it/2023/03/bonvi-intervista-1974-fumetto-critica-censura/
Leggere questa frase di @Fantasio mi ha fatto sorridere: «La stessa rubrica Tilt, di cui sono stati riproposti nel blog alcuni estratti, era spesso politicizzata (impronta fortemente ecologica, anti-pubblicità, anti-consumista)».
C'è qualcuno che allora, o anche oggi, considera l'ecologia una cosa politica?
Nel mio piccolo conosco persone di tutti gli orientamenti politici che si incazzano in maniera eguale per scelte anti-ecologiche di diverse municipalità: tipo piastrellare con il cemento una ampia zona verde e chiamarla poi "parco urbano".
E analoghe considerazioni potrei portare per pubblicità e consumismo.
E, se devo portare la mia particolare esperienza, da piccolo rimasi molto più sconvolto quando lessi un fumetto sul Giornalino (ricordo che era di estrazione cattolica e di centro) parlare di droga (in alcune storie del Commissario Spada) cosa che sul Corriere dei Ragazzi non vidi mai. Anzi, da piccolo ignorante com'ero e come ancora sono, allora mi sarei aspettato un simile fumetto sul CdR piuttosto che sul Giornalino.
Da tutto ciò si può agevolmente dedurre che io non capisca proprio nulla di politica.
E quindi, fiero della mia completa ignoranza al riguardo, credo fermamente che la politica non fu per nessun motivo una delle cause che portarono alla deriva il CdR.
Di droga sul CdR si parlava continuamente (fu leggendolo che venni a sapere in cosa consisteva il problema), sia nei fumetti (per esempio il dimenticabile Agente Senza Nome) che nei redazionali e nella rubrica della Posta, con scontri anche piuttosto accesi. La redazione aderì compiutamente a quella che era la narrazione della sinistra di quel periodo, secondo la quale gli spacciatori erano esseri demoniaci e i consumatori le loro "povere vittime" - narrazione respinta con astio dai genitori, appartenenenti a una classe sociale che vedeva (e tuttora vede) nel "drogato" il principale mostro da combattere. Inoltre anche fumetti come gli Aristocratici, Johnny Focus e ovviamente Altai e Johnson erano palesemente "schierati". E i temi ecologici, anche se in teoria dovrebbero essere universali e condivisi da ogni schieramento politico, si abbracciavano con convinzione (oggi apertamente, allora un po' meno) solo se si era di una certa parte politica.
Concordo comunque sul fatto che non fu la politicizzazione a mandare a fondo il CdR, che sarebbe affondato comunque. La politicizzazione diede il suo contributo accelerandone la fine, soprattutto nel 1974, quello che io chiamo "anno dell'autarchia".
Anche Aquila in alcuni episodi parla del problema droga, anzi ricordo un episodio in cui distrugge delle piantagioni di papavero da un aereo a due code di cui all'epoca feci il modellino
Credo anche io che la presunta politicizzazione abbia contribuito poco, se mai ha contribuito, alla decadenza del CdP (ormai CdR). E non tanto per problemi di schieramento, quanto per il tono insopportabile che gli adulti assumono quando parlano di politica ai ragazzini. Mi avete richiamato in mente un altro tassello, visto che avevo parlato di Nidasio. Non tantissimo tempo fa mi è capitato in mano un episodio di Valentina, credo pubblicato a anni 70 inoltrati, che riguardava più il fratello, che corteggiava una ragazza che si rivelava un po' sfuggente, e si scopriva che aveva il problema del fratello incarcerato come obiettore di coscienza. Per rappresentare il contrasto familiare che la ragazza doveva affrontare, Nidasio ne introduceva il padre, un sottufficiale in pensione, che viveva in campagna e che ogni mattina schierava la famiglia per eseguire l'alzabandiera (forse con tanto di inno). Rispetto a quanto avevo richiamato sopra, credo che una rappresentazione del genere risultasse comunque grottesca allora come risulta grottesca ora, oltra al fatto che gli eventuali genitori (e acquirenti del CdR) militari di carriera (e dovevo vivevo non erano pochi) non avrebbero affatto gradito la raffigurazione di una figura a loro riconducibile come un mezzo deficiente. Per di più era anche in bianco e nero, rispetto alle prime storie di Valentina, perlomeno quelle che avevo incontrato io, e anche questa non era una scelta felice, sia per quanto sottraeva allo stile psichedelico di Nidasio, sia per la perdita di richiamo sui lettori più giovani, ma quest'ultima era probabilmente una scelta editoriale di mero abbattimento dei costi. Proponendola come esempio, sì, forse una storia del genere introduce una sorta di politicizzazione, se tale vogliamo considerarla, ma principalmente perde la presa sul lettore.
@Massimiliano: ricordo bene la storia con l'alzabandiera, anche perché mi fece scoprire il mondo degli obiettori di coscienza, che in quegli anni erano ancora destinati al carcere finché, con pazienza e grandi sacrifici, non riuscirono a fare approvare la legge sul servizio civile (ne conobbi molti, in seguito, e dai loro racconti capii che quella del "servizio civile" era solo una "pezza" che non risolveva il problema di fondo, ma era fonte di ulteriori umiliazioni nei loro confronti, sia pure senza più lo spauracchio del carcere). Ed è' vero che anche Valentina era politicizzata, ma personalmente credo che la Nidasio fosse davvero brava nel non far notare apertamente la cosa. I soliti genitori, infatti, si lamentavano molto di Valentina, ma solo per le tematiche troppo "adulte". Ricordo una lettera in cui una "mamma" protestava perché in una storia di quel periodo era stato mostrato un parto (di una ragazza madre, oltretutto), e quindi trasudava indignazione, "ma come vi permettete di parlare di parti sul CdR?", e ricordo la memorabile risposta di Francesconi, "signora, se lei ha un figlio, avrà dovuto partorirlo, no?", risposta che poteva far ridere i lettori ma che, come tante altre, esacerbava un conflitto che sarebbe finito come tutti sappiamo.
@Fantasio. Ti ringrazio della risposta. Un dettaglio: ricordi in che anno venne pubblicata quella storia?
Non intenderei inoltrarmi tanto nella effettiva politicizzazione di Valentina che, come ho detto, pur essendo un personaggio per bambine, finii per apprezzare. Probabilmente a me manca la visione delle proteste dei genitori, di cui non ho testimonianza o memoria, ma la mia opinione (corretta o sbagliata che sia) è (e era anche allora) che certe scelte comunicative risultavano invise, ancora prima che ai genitori, ai lettori stessi. Al netto dell'incertezza dell'anno di pubblicazione, suppongo frequentassi già le scuole medie, e avevo altri mezzi per, non dico approfondire, ma almeno sapere qualcosa su obiezione di coscienza, droga, e cose simili. Ma in ogni caso non mi riferisco solo alla politica, anzi quasi per nulla; se si insegue un target più elevato, bisogna sapergli correre dietro, e butto là una valutazione (non molto meditata, prendetela per quello che è): il livello che si intendeva proporre poteva essere troppo elevato per il pubblico dell'Intrepido, e troppo basso per chi andava già verso Linus ...
PS. A proposito del parto, sbaglio o la stessa Valentina ripercorse il parto della sorellina?
@Massimiliano: da quanto ricordo (non ho annotato i dettagli delle storie, che non avevano titolo) sia la storia con l'alzabandiera che quella col parto sono dell'ultimo periodo, forse il parto è del 1974, l'alzabandiera (se era in B/N) del 1975. La storia della nascita di Stefania fu raccontata prima, probabilmente in un numero natalizio, e fu rivelato che il parto era previsto per il giorno di Natale o quello di Santo Stefano. Nel primo caso la sorellina sarebbe stata chiamata Natalia, nel secondo Stefania. Non si vide comunque il parto, solo la madre ricoverata in ospedale.
@Massimiliano e @Fantasio la nascita di Stefania è stata riproposta nel 2010 in questo blog.
Attraverso l'indice (in alto a sinistra sotto l'avatar in ogni pagina del blog) si può risalire a questo post.
@Corrierino ti ringrazio del richiamo. Ho rivisto anche l'esordio di Valentina. L'ho letta di sicuro, ma non la ricordavo. Per essere l'avatar del blog, ha una presenza molto ridotta. In effetti credo che il blog sia prevalentemente maschile, e forse ora come allora l'interesse verso il personaggio è moderato. Hmm, ripensandoci, teoria da rivedere: la medesima considerazione si applicherebbe a Violante, che però conta più storie pubblicate ...
PS. Forse avete già incontrato questo articolo. A essere sincero, mi sembra resti superficiale rispetto al livello di informazione offerto da questo blog (con tutto il rispetto per l'autrice, scomparsa nel 2021), ma non è privo di qualche spunto interessante.
@Massimiliano, sul blog sono state riproposte tutte le 18 storie di Violante apparse sul Corrierino dal 1961 al 1967.
Sì, intendevo dire questo (e chiedo scusa se mi sono espresso male): pur essendo un fumetto per bambine, Violante è più presente nel blog, quindi la mia impressione iniziale su Valentina è inapplicabile ...
Valentina è più difficile da riproporre perché non andava avanti a "storie", come Violante, ma era una sorta di rubrica settimanale con un tema diverso ogni volta. Se Violante aveva 18 storie. penso che Valentina avrà avuto almeno un centinaio di "proposte", se non di più.
Diciamo che Valentina era una specie di lunghissimo romanzo, un po' come una soap opera, se fosse riproposto dovrebbero fare gli episodi a cadenza domenicale (il Corrierino usciva la domenica) come ha fatto Corrierino con Chicca e Daniela (sempre della Nidasio) o come sta facendo ogni giovedì con Nicoletta (che tenta di imitarla senza riuscirci)
Penso che però il fatto che non venga riproposta sia una mera questione di diritti, come per Corto Maltese o il Pinocchio di Bottaro.
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