28 novembre 2020

Nel vortice

Il 6º episodio dei Fuggiaschi tratto dal nº 30 del 24 luglio 1985 del Giornalino.





















Il primo episodio qui.

Il prossimo episodio dei Fuggiaschi tra una settimana qui.

20 commenti:

Verlicchilaura7@gmail.com ha detto...

Da milanese mi angoscia un po'. . M

QuantoTempo ha detto...

Gli anni 80... quando arrivava il Giornalino ce lo rubavamo a vicenda io, mio padre e mia sorella...oggi quando torno sul tuo blog a vedere cosa pubblicherai, mi riporta a quei giorni belli.
Grazie CorrierinoGiornalino!!!

Maurizio Tomasi ha detto...

Quanto mi appassionano queste puntate! I miei genitori mi regalarono l'abbonamento al Giornalino solo nel 1986, così sinora non ero mai riuscito a leggere questa storia. Grazie mille per averla messa a disposizione!

Fantasio ha detto...

Gli ultimi commenti fanno capire una cosa importante, riguardo alle tre riviste oggetto di questo blog: l'importanza della divisione in puntate, che nella maggior parte delle storie accentuava la suspence, sfruttava al meglio le pause narrative e riusciva a mantenere un numero molto alto di lettori fedeli.
E' ovvio che poi gli stessi lettori protestassero contro la divisione in puntate, ma per le ragioni sopra esposte mai le redazioni avrebbero dovuto accontentarli. Il declino del C.d.P. è cominciato proprio con l'aumento delle storie corte, di 8 o 10 pagine, che hanno gradualmente soppiantato quelle lunghe, cioé quelle che tenevano i lettori legati alla rivista e che, proprio per la loro lunghezza, offrivano contenuti migliori e molto più ricchi di dettagli.
Uno dei più grandi errori - fa il paio col cambio di nome - commessi da chi gestiva quella rivista.

Anonimo ha detto...

In che anni avvenne il cambio di nome?

Corrierino ha detto...

Nel 1970 ci fu un referendum tra tutti i lettori del Corriere dei Piccoli circa il nuovo nome: qui si può vedere la scheda da compilare.
E nel gennaio 1972 uscì il primo numero del Corriere dei Ragazzi: vedi qui.

Fantasio ha detto...

Io, come i 2/3 dei lettori, votai "Corriere dei Ragazzi", salvo pentirmene in età adulta, quando ho riletto con maggiore distacco i numeri "di prima" e quelli "di dopo".
Sono comunque in molti a fare intendere che la decisione di cambiare nome fosse stata presa "a prescindere", e che il Referendum fosse stato presentato in modo tale da far vincere i favorevoli al cambio di nome, così da far sembrare che fossero stati i lettori a decidere, e non la redazione.
La ragione del cambio fu dovuta, probabilmente, al tentativo di recuperare i lettori più piccoli, che se ne stavano andando uno dopo l'altro di fronte ad una rivista che, in effetti, era diventata "per ragazzi". Venne così creato un "nuovo" Corriere dei Piccoli che riuscì nell'intento di recuperare quei lettori ma, nello stesso tempo, si gettarono alle ortiche metà dei personaggi che tenevano alto il livello del "vecchio" C.d.P., sostituendoli con altri che andavano avanti a forza di storie brevi: il risultato fu che alla fine, dopo i "piccoli", anche i "ragazzi" lasciarono la rivista e questa finì ingloriosamente, con un passivo allucinante ed incolmabile.

Massimiliano ha detto...

Ricordo il referendum, dove però non votai. In quel periodo stavo passando dalla fase di acquisto sistematico, ogni settimana, della rivista (e anche di Topolino), a una lettura più occasionale, anche se abbastanza assidua. Non ricordo bene, anzi per niente, le cause e le dinamiche spontanee del passaggio, e me ne dispiace. Ma della decadenza della rivista, e di altre testate, conservo qualche memoria, anche se la ricostruzione delle cause rimane un problema arduo, perlomeno per me. D'altronde, sia il "rinascimento" che la decadenza del CdP sembrano concentrati in una decina d'anni, da metà anni 60 a metà 70, un tempo infinito quando coincide con l'età dello sviluppo, ma tutto sommato compresso in retrospettiva. Comunque, una delle impressioni negative riportate nel periodo fu il tentativo, più o meno intenzionale, di sovrapporsi a riviste come il Monello e l'Intrepido: capisco che con la loro impressionante tiratura (e doveva esserlo, perché me li ritrovavo sempre fra le mani, pur acquistandoli quasi mai in edicola) costituivano un modello, ma già allora (e non ero certo un critico letterario), mi davano l'idea di un prodotto destinato a un uso immediato ma di scarsa persistenza. Come ho detto tante volte, quando mi ritrovai tra le mani un numero di Corrier Boy, stentai a credere (e un po' mi intristì) che si trattasse del residuo del CdP ...

PS. Sembra comunque un destino delle testate di fumetti. Nell'infanzia e preadolescenza mi sono capitate tra la mani proposte interessanti, al volo citerei Tiramolla (con i primi personaggi di Bonvi ...) e Eureka!, ma nessuno ha avuto vita lunga ...

Fantasio ha detto...

@Massimiliano: anche se ricordi poco hai colto nel segno e hai scritto le cose essenziali, tutte sacrosante. Quando tra un anno sarà pubblicato il mio saggio sulla storia degli ultimi 15 anni della rivista le cose diventeranno un po' più chiare - o almeno lo spero.

Gianni ha detto...

Io immagino il Corrierino ed il Giornalino come due navi, che prima percorrevano uno spazio limitato praticamente da sole,
ed hanno visto gli orizzonti culturali espandersi progressivamente, con il mercato che si riempiva di imbarcazioni via via sempre più grandi e veloci... col passare degli anni il pubblico stava ricevendo dalla TV ciò che prima trovava solo sulla carta stampata.

Da lontano ho identificato alcuni passaggi temporali, dei quali, per ragioni anagrafiche, ho assistito solo al terzo:
Ciò che precede il 1978 l'ho ricostruito a braccio, fatemi notare le imprecisioni o gli errori!

In origine la diffusione di materiale per ragazzi era diffuso dalla sola RAI e, forse, c'era pochissimo altro.
Ricordo a malapena che verso la mertà degli anni 70 dal Piemonte ricevevamo solo Rai1, Rai 2 e Capodistria...
Ma partiamo dall'inizio: gli anni '50.
La Rai gestì fino ad un certo punto la quasi totalità dei programmi che raggiungevano i ragazzi.
Carosello, che dal '57 al '77 era un contenitore di intrattenimento e pubblicità
e poi quella chiamata "TV dei Ragazzi"
All'inizio si trasmettevano per lo più film per la tv e cartoni autoprodotti, dei quali la pubblicità pagava i costi. Poi, per ragioni economiche, iniziarono le trasmissioni di cartoni per il cinema dei decenni precedenti. Prodotti di primissima categoria a costi ridotti: quelli di Disney o Tom e Jerry per citare i più famosi, cortometraggi che ai loro tempi accompagnavano i film hollywoodiani in sala ed avevano addirittura una categoria degli Oscar dedicata.
Intorno al 1967 (valutazione mia personale, se avete altre informazioni correggetemi) compaiono in italia i cartoni di Hanna& Barbera per la TV. La casa di produzione H&B ha creato un modo di produrre disegni animati ad un costo molto ridotto. Arriva così Magilla Gorilla (fu il primo?? Non ho trovato altra documentazione) che sarà seguito da infiniti altri.
- Del 1972 appare Gulp! condotto da Cochi e Renato, con Bonvi, Bozzetto, Jacovitti, Pratt, Metz&Faccini, e P.Zac, con i fumetti autoprodotti in Italia. Il livello era altissimo, basta leggere i nomi degli autori, purtroppo il budget come sempre no, quindi la tecnica di animazione era limitata a quella del disegno fisso con doppiaggio e colonna sonora.
- Nel 1975 la prima svolta: la riforma politica della Rai apre alla limitazione dei contenuti trasmessi.
Poi arrivò il 1978 e tutto cambiò.

Gianni ha detto...

Dal 1978 in avanti posso dire "io c'ero", perché facevo parte del pubblico televisivo dei programmi oltre la primissima infanzia. Nel 1978 arrivano in TV i cartoni giapponesi derivati dai Manga. La storia del Manga inizia negli anni 50, e la prima serie animata è circa del 63 (Ometto dettagli, restiamo sul tema Italia)
ma da noi sbarcano nel 1978 con Heidi e Goldrake: si ripropongono in Italia serie già di successo all'estero... Ed in Italia il successo é ancora più sentito. Da lì in poi sia la Rai che le altre emittenti cercheranno di replicare questo successo ogni volta. C'é quindi un'inondazione di materiale a bassissimo costo che copre tutte le fasce: dai babini piccoli agli adolescenti... Le evoluzioni di legisazione, tecnologia e mercato fannno sì che tra il 1978 e i primi anni Ottanta si arrivasse a circa 400 reti private. all'inizio della mia ricostruzione erano tre. A differenza di oggi, il tempo che le TV dedicavano alla pubblicità era comunque limitato, quindi anche la rete più povera trasmetteva vecchie serie e cartoni inframmezzati dalla pubblicità, e forse si affacciavano le prime televendite..
Nel 1980 potevi fare zapping e trovare cartoni animati senza interruzioni dalle 8 del mattino fino a notte fonda.
Nel 1980 poi l'onda superò gli argini ed addirittura il parlamento italiano si occupò dei cartoni giapponesi!!!
I robot giapponesi sparirono dal palinsesto Rai (le TV private ringraziarono!!!) e la reprimenda arrivò fino alle classi della scuola elementare. Le maestre ci fecero compilare una profonda, sincera riflessione "Preferisci Pinocchio o i Robot?"
Profonda perchè era come confrontare le brioches con i cavoli a merenda...
Sincera perché quasi tutti rispondemmo "Preferisco Pinocchio!!" ( sì, come no...) scrivendo il tema sotto la supervisione di un adulto. Il giorno dopo, oltretutto, lo leggemmo ad alta voce in classe mentre una maestra accigliata annuiva, greve, confermando la condanna dei cartoni giapponesi... Ma a questo punto il Corrierino ed il Giornalino avevano dei concorrenti diretti, come Tele Story - Atlas Ufo Robot, stampato a Monza dal '78, o le tante altre che erano comparse. Tentarono di reagire, questo sì, ma il mercato era tutto in salita!

Fantasio ha detto...

@Gianni: tutto corretto ma... c'entra poco con le riviste di fumetti.

Gianni ha detto...

@Fantasio
parlo del pubblico delle riviste, che se ne andò risucchiato da un altro mercato.
Non è un caso che ai saloni del fumetto, oggi, la parte del leone la facciano i cartoni, il gaming ed il cosplay: il medium di diffusione del contenuto é cambiato.
Per questo si passò dal mitico Corrierino al Corrier Boy, correvano dietro al pubblico.
Ho cercato di ritrarre, con poca sintesi e tanta approssimazione, il flusso che se l'è portato via: ci bastava accendere la TV, le riviste cercavano di tenere il passo.

Gianni ha detto...

@Fantasio non sono così d'accordo.
Premessa: Tu scrivi sull'argomento e ne sai sicuramente più di me, e la tua sintesi sarà più completa, ma io la vedo così:
i grandi fattori in gioco, in sintesi sono 5 cioé il contenuto trasmesso, il pubblico-target, il medium, il mercato che sostiene il medium, e per ultimi gli altri media, talvolta alleati e per lo più rivali.
Nel mio riassunto, per quanto impreciso e superficiale, dagli anni '60 un contenuto esclusivo della carta stampata iniziò a scivolare irrimediabilmente verso gli audiovisivi, specialmente la TV. Ed il pubblico cominciò a staccarsi dalle riviste a fumetti gradualmente. Dal '78 l'economia aprì le porte ai contenuti dell'industria asiatica di intrattenimento, talmente diversi da essere considerati addirittura sovversivi.
Nuove riviste dedicate apparirono, in caccia di un pubblico già decimato.
Le riviste a fumetti "classiche" arrancarono e cercarono di salvarsi. Alcune cambiarono nome, formato e cadenza di pubblicazione, altre addirittura cambiarono di contenuto drasticamente, andando verso altro mercato ed altro pubblico.
Come scrive Massimiliano molte fallirono, con tristezza di tutti noi amanti del fumetto.
Una rapida occhiata ad un salone (Lucca, Torino, Napoli) mostra che il contenuto oggi é condiviso dal fumetto stampato al cosplay "live" passando per cartoni, film e gaming.
In molti casi è contenuto che ancora sulle riviste a fumetti perché é il medium che costa meno da realizzare.
Aspetto di leggere il tuo libro perché mi interessa moltissimo.

Massimiliano ha detto...

Bisogna attendere il tuo saggio ...
Già che siamo in tema di rimembranze (non dovrei mai cedere ai ricordi, ma sono una tale tentazione ...), un indizio per me indicativo, a torto o a ragione, del tracollo della rivista fu un personaggio, pubblicato su Corrier boy, che si chiamava Swea (ricordavo Sheena, rettificato dopo controllo sul web), una principessa indiana, biondissima e vestita con abiti forse troppo succinti per un fumetto western. Il fumetto, peraltro di buona qualità grafica, voleva forse essere ammiccante, ma, pur non ritenendomi particolarmente suscettibile o pudico per un quindicenne, lo trovai grottesco, e soprattutto incontrarlo sulla testata dove anni prima leggevo i Puffi e Jacovitti (e perché no, anche Luc Orient), mi sembrò un sacrilegio ...

Fantasio ha detto...

@Gianni: la crisi del fumetto non c'entra nulla con la "diversificazione" dell'offerta TV che tu fai partire dagli anni '60. Questa crisi inizia a metà degli anni '80 e diventa palese alla fine del decennio, in quanto è allora che l'offerta si "diversifica" per davvero.
In ogni modo questa crisi, a prescindere dalle sue cause, è arrivata dieci anni dopo la fine della "nostra" rivista, che ha tutt'altre cause.

Fantasio ha detto...

@Massimiliano: esattamente come la penso io su Swea!

Anonimo ha detto...

Nota su Swea.
Tutto giusto quello che si è detto.
Aggiungo solo che - l'avevo notato all'epoca - il fumetto era "copiato". Nel senso che i disegni, soprattutto del personaggio, ma non solo, erano gli stessi (proprio identici, sembravano ricalcati) di "Yor", di Zanotto, all'epoca pubblicato su Lanciostory.Non erano le tavole ad essere copiate, ma proprio i personaggi, soprattutto femminili. Un lavoro di "copia/incolla". Il resto dei disegni era scadente. Lo trovavo penoso.

Gianni ha detto...

@Fantasio, aspetto il tuo saggio per i chiarimenti. Dove uscirà?

Fantasio ha detto...

Nicola Pesce Editore. Ci devo rimettere mano a giorni.